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Watch me play - Guardami giocare

CONSULTI PER BAMBINI ADOLESCENTI E FAMIGLIE

Ci sono molti modi con cui genitori e adulti possono stare con i bambini e avere esperienze belle piacevoli interessanti e fondamentali per il loro sviluppo, sempre rispettando la loro libertà e la loro personalità. A volte è utile fare riferimento a qualche metodo specifico per cercare di costruire un momento di rapporto fra genitore e bambino quando questo spontaneamente è difficile. Cercando però che non sia a scapito della spontaneità e del modo naturale di fare. Avere un metodo a cui riferirsi può aiutare a volte un genitore che non sa come fare con un bambino che non risponde, frustrante, cercando però di non farsi prendere dal metodo in sè.
Il metodo 'Guardami giocare' (Nota 1) consiste in pratica nel trovare un tempo nella giornata (20 minuti per cominciare) e uno spazio un po' raccolto e libero da interferenze, telefonate, televisione, altri fratellini, ecc ( cose che richiedono già un certo sforzo viste le abitudini odierne in molte case), per stare con il bambino con una serie di materiali da gioco, (giochi semplici, non elettronici, macchinine, trenini, cubi, costruzioni, casetta, stoviglie, ecc pupazzetti, bambole, pennarelli, fogli di carta,) e 'giocare insieme', in realtà 'guardare il bambino che gioca', cioè lasciare che sia lui a scegliere e a guidare il gioco, senza correggerlo, educarlo, ecc, ma limitandosi a stare attento a quello che fa e a quello che può pensare e sentire, a sua disposizione, mantenendo l'attenzione a lui. Possibilmente sedendosi per terra, magari su un tappetino lavabile, come quelli per bambini oggi piuttosto diffusi. E' bene prima di cominciare avere preparato lo spazio e il materiale, e avvertirlo dicendo tipo "adesso facciamo una cosa speciale" e poi poco prima della fine avvisarlo che "ora bisogna finire" dandogli qualche minuto prima della fine effettiva. Il bambino può in realtà continuare l'attività, lasciando che l'adulto faccia altre cose, ma è utile che l'adulto non vada via senza dirglielo.
Per parte nostra consiglieremo a tutti i genitori di bambini, con difficoltà o no, di passare ogni giorno del tempo seduti per terra vicino ai figli a guardarli giocare con giochi semplici e piccoli in uno spazio un po' raccolto e 'protetto' da interferenze degli adulti. Impareranno a conoscere i propri figli e contribuiranno al loro sviluppo.

PROPONIAMO quindi a tutti i genitori interessati di provare ad utilizzare questa modalità e a scriverci per informarci delle loro impressioni, magari mandandoci anche dei video. Può diventare una ricerca, quasi 'sperimentale', che potremo condividere in queste pagine.

C'è da dire però che come tutti i metodi, anche questo non va applicato troppo rigidamente e, dopo averlo imparato, fatto esperienza, va 'dimenticato' . Come quando si impara ad andare in bicicletta, o in macchina, all'inizio si seguono le istruzioni alla lettera e poi progressivamente non ci si pensa più e si guida spontaneamente, automaticamente, adattando la guida alle circostanze e alle necessità. Dovrebbe rimanere acquisita anche una nuova abilità, la capacità di osservare, di capire il punto di vista dell'altro e rispettare la sua personalità per entrare in contatto e in comunicazione con lui.
Inoltre forse non funziona bene subito con tutti i bambini: in particolare con quelli un po' apatici, disinteressati, depressi, poco vivaci. Con questi è bene a volte che il genitore, sempre prendendosi un po' di tempo per occuparsi solo del bambino, magari cerchi degli spunti per attirare la sua attenzione, interessarlo. Può magari cominciare lei o lui un gioco, a fare una torre, una costruzione, a muovere una macchinina o un trenino, ecc., per poi lasciare che il bambino prosegua o prenda l'iniziativa, libero di cambiare gioco o attività.

E' una cosa che ho scoperto quasi per caso, grazie alla segnalazione da parte di un amico e collega dell'AIPPI di Napoli
E' molto simile al gioco libero autogestito di Tribulato e a quanto dice la Montessori sul liberare i bambini e al DIR floortime. Degli operatori stanno formandosi a questo metodo. Mi sembra un'ottima notizia... c'è vita su Marte!

Mi sembra esattamente il metodo che stavo cercando e pensando recentemente come intervento di aiuto domiciliare nelle famiglie con un bambino in difficoltà evolutiva, che in questo momento trovano solo proposte molto medicalizzate e dogmatiche tipo ABA o generici interventi di psicomotricità e logopedia. Ma in realtà è una modalità consigliabile a tutti i genitori per scoprire il loro bambino nel modo più naturale e autentico. Stare con un bambino in questo modo apre una finestra su un mondo di sorprese, inaspettato. Consigliabile anche alle psicomotriciste e logopediste e persino educatrici aba...
C'è una pagina scaricabile da internet che dà indicazioni di massima in italiano di come fare, in modo semplice e chiaro. In inglese è reperibile anche un manuale di istruzioni, ugualmente semplice, scaricabile da chiunque, genitori e operatori interessati.
Direi che è stato l'uovo di Colombo, come diceva la Montessori. Però bisogna diffondere le notizie, in modo che siano fruibili per più persone.
Ci torneremo.
Il nome del metodo mi sembra un colpo di genio ( in realtà sono le effettive parole di un bambino rivolte un giorno alla dottoressa: "guardami giocare"), perchè riassume semplicemente il fulcro, la sostanza del concetto e in due parole dà l'idea di cosa fare. Anche il termine 'gioco libero autogestito' ( di 8 anni fa) era ugualmente capace di definire in tre parole il centro del problema. Il nome del metodo DIR 'floortime', 'tempo sul pavimento' era ugualmente evocativo, e si è diffuso abbastanza. La Montessori fu la prima, più di cent'anni fa, a cogliere l'essenza della questione del lasciare i bambini liberi di esplorare le cose, senza le interferenze e gli ostacoli posti dalle teorie e dai desideri educativi degli adulti, e a usare l'espressione 'liberare i bambini', ma per qualche motivo poi la sua 'scoperta del bambino' e del funzionamento della sua mente restò confinata in ambito pedagogico e nel sistema separato delle scuole Montessoriane, forse fino ai recenti anni, senza essere provato e utilizzato nei bambini con qualche difficoltà evolutiva.

E' utile direi anche alternare altri momenti e modi di stare insieme. Ad esempio - e questo può essere un'altro modo che attira tutti i bambini - cercare di 'intrattenere' il bambino con una filastrocca ( ambarabà cici cocò...), delle canzoncine (tanti auguri a te, son tre piccoli porcellin, quarantaquattro gatti...), mimandole e facendo quasi uno spettacolo per il bambino. Si possono usare le marionette, ci si può travestire, partendo dal gioco del cucù, coprendosi e scoprendosi la faccia, fino fare i clown ( come nella clown-terapia, che è andata di moda per un po'...), travestirsi con panni e cappellacci da carnevale o da hallowvyn. Importante è che l'adulto rinunci a scopi didattici, o educativi, per far divertire e divertirsi anche lui con il figlio. I giochi con travestimenti sono molto utili, i bambini sono affascinati dall'adulto che cambia ruolo e si traveste e poi però torna quello che conoscono, e anche i bambini vogliono farlo, allora, entrando in parti diverse ( anche lupi, streghe, draghi mostri spaventosi, o classicamente invertire i ruoli bambino/adulto), e abituandosi ad assumere aspetti esteriori diversi, da cui però poi si torna a essere quelli di prima, mantenendo il senso del gioco, della finzione, ma anche l'identità loro e degli altri. Come una bimbetta che faceva il "mottro" per spaventare la nonna, ma le diceva ogni tanto: " nonna, ma sono io, la Tittina..", per poi tornare a spaventarla. Un'altra bambina fin da prima dell'età di un anno faceva il leone, dicendo "grrr..", perchè gli adulti facevano finta di spaventarsi; aveva rapidamente imparato il gioco ripetendolo attivamente più volte. O un'altra prima di iniziare a parlare faceva con la nonna una specie di gioco/dialogo dicendo bau-bau-bau, cui la nonna rispondeva miao-miao-miao , per poi invertire le parti. Eccetera: con i bambini ben prima che parlino si può instaurare una comunicazione e un dialogo a volte giocoso a volte serio ( ad esempio quando si fanno una "bua"... ) sempre partendo dal rispettare la loro personalità.
Ricordo un bambino di 5 anni che molti anni fa avevo in psicoterapia, ritirato, depresso, chiuso, disinteressato, molto in ritardo nello sviluppo, anche per una sindrome disgenetica con deficit mentale, con cui ho finito per fare il clown in seduta cercando tutti i mezzi per divertirlo e attirarlo, finchè è partito l'interesse, la curiosità, la voglia di comunicare, ha cominciato a parlare, è uscito dall'isolamento ed ha ripreso il suo sviluppo, pur nella sua disabilità, facendo poi amicizia, da adolescente, con un ragazzo un po' simile a lui, nel gruppo di 'Sipario', di cui ho accennato anche nel mio libro. Quando mi incontrava, per molti anni, mi salutava dicendo: "il mio amico..."

Quindi ci sono molti modi con cui genitori e adulti possono stare con i bambini sempre rispettando la loro libertà e la loro personalità per stare insieme e avere esperienze belle piacevoli interessanti. Come si diceva, vere un metodo a cui riferirsi può aiutare a volte un genitore che non sa come fare con un bambino che non risponde, frustrante, cercando però di non farsi prendere dal metodo in sè.
Addirittura una volta ho avuto modo di vedere delle sedute con tecnica ABA che una mamma faceva alla sua bambina, guidata a distanza, a causa del coronavirus, via internet da una 'tecnica ABA' che controllava quello che faceva e le dava indicazioni. La bambina accettava volentieri i vari aspetti del metodo ( stava seduta a un tavolino davanti alla mamma, a sua richiesta le dava gli oggetti richiesti, scegliendoli fra i tre messi davanti a lei, ogni volta con ordine diverso( calzino, cubo, carta da gioco, ecc per molti giorni sempre gli stessi...), e poi quando faceva bene riceveva il biscotto come premio. Avevo visto la bambina vari mesi prima, e non riuscivano a trovarsi con la mamma ( che le aveva dato poco prima anche un fratellino) ed avere dei momenti di buon rapporto, e l'ho ritrovata molto cambiata, che aspettava il momento per stare con la mamma. Addirittura anticipava le sue richieste,avendo imparato il 'gioco'... Ma la tecnica diceva alla mamma che doveva evitare che anticipasse, non lasciarla libera di scegliere, perchè lo scopo era che il bambino obbedisse all'adulto (?!?). Penso che il metodo, con le sue indicazioni di tempi e di spazi e di cose da fare, aveva aiutato mamma e bimba a ritrovarsi e passare del tempo insieme in modo accettabile per entrambe, con tutta l'attenzione della mamma sulla figlia. Ogni tanto quasi di nascosto la bimba toccava la mamma, che ogni tanto le rispondeva, anche lei quasi di nascosto. Con la scusa di dover fare la seduta sembravano aver ritrovato un contatto.
In un altro caso di un bambino più grande, di cui mi hanno fatto vedere un video, invece, la seduta aba si svolgeva in uno studio, con tante persone presenti. A un tavolo c'erano il bambino, poco distante la mamma, intorno vari uditori, forse allievi di un corso. C'era anche un esperto seduto davanti al bambino che descriveva ad alta voce quello che succedeva e il metodo agli uditori. Il bambino si guardava intorno quasi divertito, rispondeva alle richieste di dare il pezzo voluto al tecnico davanti a lui, quando gli si rivolgeva, e se faceva bene l'esperto gli dava un biscotto accompagnando l'atto scandendo ad alta voce la parola "bis-cot-to". E così per vario tempo, sempre in modo uguale. In questo caso in realtà a mio avviso il bambino non aveva bisogno di particolari interventi, ma aveva solo un ritardo del linguaggio.

Ci sono in realtà quindi tanti modi utili di stare con i bambini, l'essenziale è che per il bambino sia una esperienza piacevole, gradita, e la principale fonte di gradimento è forse quella di stare in compagnia del genitore e di avere la sua attenzione.
Recentemente mi hanno mandato i video di una bambina di 3 anni ( la maestra dell'asilo dopo qualche mese aveva detto alla mamma di portarla da un npi perchè non partecipava e si isolava dagli altri...) in cui papà e bimba stavano per terra uno davanti all'altro a breve distanza lanciandosi una palla, e dicendo al contempo un numero, in italiano, poi in inglese, fino a venti, alternandosi, poi i nomi di animali, poi di fiori poi i nomi di parenti, l'alfabeto compreso j y w. E poi faceva un gioco didattico infilando tutte le lettere dell'alfabeto negli spazi corrispondenti, tipo puzzle.
Un altro bambino di poco più di due anni,( in cui pure la mamma lamentava momenti che non guardava negli occhi, non rispondeva, non usava l'indice per indicare...) nei video inviatimi, giocava con i genitori rispondendo a tutte le loro domande 'didattiche', i numeri in inglese fino a venti, i nomi dei pianeti di cui riconosceva la forma, le lettere dell'alfabeto, e infine le forme geometriche di diverso colore. Il papà diceva 'pronti' e il bambino subito 'via' all'inizio, e poi non si fermava più. Incredibile quanto aveva imparato! A conferma di quanto scriveva la Montessori sulla capacità di apprendimento di bambini piccoli. Ma il bambino provava evidente piacere nel rispondere ai genitori con i quali mostrava un rapporto e un dialogo aperto e libero.
Anche se in genere sconsiglio i giochi 'didattici' e le domande dei genitori sui colori, numeri, alfabeto, ecc in questo caso per il bambino era stata una cosa molto gratificante perchè gli permetteva di stare in un rapporto molto gradevole per lui con i genitori e di mostrare le sue capacità. Direi che qui si vede che la motivazione è tutto, e in questa ci può essere sia il risultato e la verifica delle proprie capacità ( che per la Montessori è la ricompensa più importante, che le fa mettere da parte premi e punizioni e l'obbedienza ai 'comandi' dell'adulto, che sono il fulcro dell'ABA), sia il piacere della compagnia e del dialogo.
Quindi penso si possa concludere che tutti i modi per stare insieme vanno bene, se sono graditi al bambino e fatti liberamente da lui e rappresentano per lui delle esperienze positive, gradevoli. Sono queste esperienze positive e gratificanti ad essere 'terapeutiche' e le soddisfazioni connesse sono le motivazioni che promuovono e rinforzano lo sviluppo. Nelle situazioni di difficoltà, piccole e grandi, e di crisi (spesso scatenate dalle improvvide diagnosi che oggi vanno per la maggiore),che mettono ansia e bloccano le capacità spontanee sia di genitori che di bambini, è utile ricorrere a metodi che permettono di recuperare un buon rapporto e uscire dall'impasse.

Note
1) Il metodo è stato messo a punto progressivamente dalla dott.ssa Jenifer Wakelin, dell'Istituto Tavistock di Londra ed è disponibile un Manuale per genitori (in inglese) che si può scaricare direttamente dal sito della Tavistock.
E' stato presentato recentemente anche al Centro AIPPI di Milano: (guardami giocare-).
Si tratta in effetti di un'applicazione del metodo di osservazione del bambino, utilizzato nella formazione degli psicoterapeuti di bambini, come metodo di conoscenza del bambino e delle sue caratteristiche come emergono in una situazione di attenzione rivolta al bambino e protetta da altre interferenze, ove non ci siano altri interventi di correzione, educativi, ecc, ma solo di osservazione dell'attività e del comportamento spontaneo. E ovviamente con la disponibilità a interagire con il bambino ma rispondendo alle sue richieste e proposte e non imponendogli quelle dell'adulto.
In realtà il metodo viene acquisito dagli allievi di psicoterapia in due anni di corso (l'intera formazione dura quattro anni), ma può essere raccomandato ai genitori, che possono utilizzarlo a casa, ( per tempi di 20 minuti, viene raccomandato), senza bisogno di una formazione specifica, ma magari con un supporto periodico diretto o a distanza.
Il metodo osservativo è anche la base della valutazione clinica del bambino, che si contrappone ai metodi strutturati, basati su test ecc, utilizzati oggi nella gran parte dei servizi per l'infanzia. Come strumento di intervento anche online può essere una valida alternativa a quello ABA, molto criticato ma ampiamente diffuso sia in presenza che online. In particolare non è da utilizzare solo dopo una diagnosi di malattia o disabilità, ma in tutte le situazioni in cui un genitore sente difficoltà nel proprio bambino, nel capirlo e nell'interagire con lui. Viene proposto come intervento nelle situazioni di adozione o di affidamento .
(work in progress)

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AVVISO IMPORTANTE: i consulti on/line hanno solo valore di consigli e non intendono sostituire in alcun modo la visita medica o psicologica diretta.