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'Autismo e Gioco libero autogestito' e 'Bambini da liberare'.

CONSULTI PER BAMBINI ADOLESCENTI E FAMIGLIE

Il libro del dr Emidio Tribulato, 'Autismo e Gioco Libero Autogestito', (vedi sotto il secondo libro, più recente) Franco Angeli editore, descrive una visione dell'autismo che dà spazio agli aspetti emotivi e relazionali e presenta una modalità di intervento col bambino basato sul gioco. L'autore, un esperto neuropsichiatra infantile di Messina, dà indicazioni e consigli molto utili per il lavoro con i bambini che presentano difficoltà nel loro sviluppo. In realtà descrive un modo di gioco interattivo utile con tutti i bambini. La tecnica del 'gioco libero autogestito' non è infatti altro che la situazione in cui il bambino può usare il materiale di gioco a sua disposizione liberamente, su sua iniziativa, in presenza e con la disponibilità e la collaborazione di un adulto che non interferisce con le sue iniziative ma lo segue partecipando su richiesta del bambino, prestandogli attenzione per tutto il tempo dell'interazione. Per certi versi ricorda il Metodo della Montessori che più di un secolo fa per prima cercò di 'liberare' i bambini dagli ostacoli posti al loro sviluppo. E' in effetti incredibile come gli adulti molto spesso non sappiano stare e giocare con i bambini osservandoli senza prevaricarli con le proprie iniziative, e finiscano spesso con l' inibire i bambini, nel gioco e nel rapporto con loro, disturbando a volte il loro sviluppo e il loro apprendimento. E' anche incredibile che la gran parte degli esperti dell'autismo siano totalmente ciechi su questi aspetti ambientali relazionali e psicologici, che l'Autore mette in luce coraggiosamente senza curarsi del tabù che è caduto su questi aspetti a partire dall'ostracizzazione di Bettelheim in poi. Come sottolinea, è in effetti molto difficile trattare con le famiglie in cui queste difficoltà arrivano a livelli patologici. Spesso, come in alcuni casi descritti, si sottraggono e cercano interventi più 'tecnici' e rigidamente educativi, come quelli famigerati tipo ABA che vanno così di moda oggi. Si proteggono così dallo sconvolgimento emotivo che dovrebbero affrontare e che probabilmente sentono che non potrebbero sopportare.
Il libro descrive l'effetto positivo che ha il gioco libero e autogestito, nella relazione fra il bambino e l'adulto, riportando un po' di ottimismo in questo campo. In effetti è emozionante quando nelle sedute di osservazione, insieme ai genitori preoccupati e angosciati, si vede un bambino anche molto piccolo, chiuso difensivamente nel suo rifiuto, cogliere degli aspetti nuovi nella situazione ed esplorare circospetto il campo inoltrandosi in una nuova esperienza di rapporto, attraverso il gioco o il disegno, lasciando spesso stupefatti i genitori che assistono.
I resoconti clinici descritti nel libro sono molto significativi e toccanti. La lettura mi ha fatto riandare indietro alle mie lunghe terapie con bambini autistici gravi, quando ero in formazione, in cui forse ero troppo impostato teoricamente e mi sfuggivano tante cose che poi faticosamente ho imparato a vedere. A differenza di quelli nel libro, spesso erano casi andati male, forse troppo gravi, e progressivamente mi hanno fatto rinunciare alla psicoterapia individuale con casi così gravi. Mi sono sempre più dedicato poi al lavoro con le famiglie progressivamente con bambini sempre più piccoli, anche per l'allarme destato dalla diffusione epidemica delle diagnosi di spettro autistico in età sempre più precoce.
Sono molto d'accordo con le conclusioni del libro, che sfata molte false credenze sui 'bambini autistici' e finisce per dire che "non sono bambini da educare ma da liberare" dalla sofferenza e dai vincoli che bloccano il loro sviluppo e la loro vita. Sono d'accordo così tanto che da alcuni anni mi sono convinto che quella dell'autismo è una cattedrale costruita sulla sabbia, una visione deformata e deformante che temo abbia fatto molti danni e penso sia bene disfarsene, per liberare la vista sui fenomeni dello sviluppo quando questo incontra gravi difficoltà e si risolve talvolta in gravi patologie e gravissimi handicap mentali. Mi sembra che il libro, le considerazioni dell'Autore e i casi descritti non perdano valore e forza se si rinuncia a definirli 'autistici'. Possono anzi liberarsi da certi rischi, mi sembra, che si intravedono ad esempio nell'espressione "questi bambini", che torna ogni tanto, come a definire una categoria che rischia di accomunarli e renderli invisibili, come appunto la diagnosi di 'spettro autistico' che li rinchiude. Parafrasando una frase famosa, perdendo le concezioni dell'autismo - mai finora, o meglio fino al libro della Waterhouse, realmente messe alla prova nella loro validità! - abbiamo da perdere solo le catene che impediscono a noi di vedere ( come ai prigionieri dalla Caverna...) e a molti bambini di liberarsi , come appunto dice giustamente l'Autore.

Commenti

Emidio Tribulato ha aggiunto recentemente un altro libro al numero di quelli da lui scritti, dal titolo 'Bambini da liberare. Una sfida all'autismo'. Consiglio vivamente di leggerlo.
Il titolo è preso dal motto che concludeva il libro precedente, 'Autismo e gioco libero autogestito', che era "non sono bambini da educare, ma da liberare". L'autore rinuncia fra l'altro esplicitamente ad usare l'espressione 'bambini autistici', o ' con autismo', come finora aveva fatto, ma usa quella di 'bambini con sintomi di autismo', per sottolineare la convinzione che i sintomi di autismo non rimandino a una malattia specifica, o a un gruppo di malattie, come recita la vulgata attuale circolante, che pone alla base dei sintomi cosiddetti 'autistici l'esistenza di specifici 'disturbi del neurosviluppo' a base organica, genetica. A proposito delle 'cause' di queste difficoltà, in particolare, pur non negando la possibilità di cause organiche e genetiche, esamina ampiamente la possibilità di cause ambientali, relazionali, legate a fattori traumatici e a condizioni ambientali, psicologici e relazionali, che vede come preponderanti, anche in una possibile compresenza di fattori genetici e organici nella capacità di resistere agli stress, alle frustrazioni e ai traumi dei primi periodi di vita. Cerca poi di esaminare i motivi della difficoltà ad accettare le cause ambientali da parte del mondo cosiddetto scientifico e dalla società in generale nell'attuale momento storico. Le possibili risposte sono molto interessanti e inducono a importanti riflessioni sull'evoluzione della società negli ultimi decenni e sui cambiamenti delle caratteristiche della vita familiare ed individuale che oggi lasciano molte famiglie e molti genitori di oggi in condizioni di difficoltà probabilmente maggiori che nelle epoche precedenti.
Il libro è una specie di summa delle profonde conoscenze acquisite nella sua lunga esperienza dal dr Tribulato, che egli mette a disposizione di tutti gli interessati, genitori , educatori, insegnanti e operatori vari di questo campo, per liberare, oltre che i bambini, anche gli adulti dalla false credenze messe in circolazione negli ultimi due tre decenni e falsamente dichiarate come scientificamente dimostrate. Il libro svela, per così dire, il mondo emotivo ed affettivo di questi bambini e di queste persone, attingendo, oltre alle esperienze di prima mano dell'autore, anche alle esperienze di altri esperti del settore e a pubblicazioni autobiografiche di persone che sono state diagnosticate come autistiche e che parlano della loro esperienza vissuta in prima persona. Il libro cerca di avvicinare le persone interessate alla comprensione del vissuto dei bambini, e non solo alla conoscenza esteriore di segni e sintomi. Una particolare importanza hanno a mio avviso le parti del libro in cui si occupa dei genitori che in queste situazioni devono affrontare difficoltà psicologiche e vissuti molto pesanti proprio a causa delle difficoltà di relazione e comunicazione con il loro figlio. L'aiuto a queste famiglie in difficoltà dovrebbe essere l'intervento più importante, per recuperare od instaurare "una relazione umana efficace .... fatta di ascolto, condivisione e partecipazione ai problemi e alle difficoltà del figlio", rispettosa della loro personalità. E ribadisce che lo strumento essenziale per ottenere ciò può essere quello di dedicare quando si può del tempo ai propri figli nel modo che ha descritto come 'gioco libero autogestito' nel libro già citato, e torna a descrivere qui. Un 'gioco', o meglio un'attività, la cui scelta, conduzione, gestione, ma anche la durata, i modi, sono affidati completamente al bambino, e l'adulto è vicino, attento, disponibile, interessato e osserva e collabora se richiesto e accetta il ruolo di compagno di esperienza rinunciando a insegnare, educare, limitare, correggere, rimproverare, cosa molto difficile per un adulto che sta con un bambino. Con un certo sforzo e un po' di allenamento si può arrivare a passare del tempo in questo modo col bambino, mezz'ora, un'ora al giorno. Condividere l'esperienza di stare insieme in questa maniera può essere estremamente importante non solo per i bambini con problemi, ma per ogni bambino.
Come dicevo altrove questa modalità è poi molto vicina a quella scoperta da Maria Montessori e applicata prima con i bambini 'subnormali' ricoverati in manicomio come inguaribili e poi, visto lo straordinario successo, anche ai bambini di quartieri diseredati e infine a bambini di ambienti normali, come base del suo metodo diffuso in tutto il mondo. La figura della Montessori sta avendo un revival, per così dire, anche per il centocinquantenario della nascita che correva lo scorso anno. Non sarebbe male forse se fosse possibile trovare un contatto con il mondo attuale montessoriano per ritrovare e rinnovare l'iniziale impegno della Montessori con i bambini in difficoltà, con delle 'case dei bambini' dove ospitare gli interventi suddetti e creare spazi protetti dove adulti e bambini possano condividere esperienze fondamentali di liberazione dei bambini e di loro stessi.

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AVVISO IMPORTANTE: i consulti on/line hanno solo valore di consigli e non intendono sostituire in alcun modo la visita medica o psicologica diretta.