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A proposito di Alienazione Genitoriale

CONSULTI PER BAMBINI ADOLESCENTI E FAMIGLIE

Nella guerra al decreto Pillon uno dei motivi principali in discussione mi sembra quello del riconoscimento o meno della Sindrome di Alienazione Genitoriale ( in inglese: PAS, parental alienation syndrome), cui gli oppositori del decreto negano validità scientifica (vedi anche in questa pagina). Come è noto con questa formula si indica la situazione in cui i figli di coppie separate rifiutano di vedere il genitore separato non convivente, nell'ambito di dinamiche familiari che secondo molti addetti coinvolgono in maniera consapevole o no il genitore convivente nell'emarginazione dell'altro genitore.
In particolare gli oppositori accusano questa 'sindrome', (meglio sarebbe dire questa dinamica, questo concetto) di essere uno strumento di appoggio ai padri violenti che così vanificherebbero gli sforzi delle madri di difendere se stesse e i figli dalle violenze dei mariti o compagni. Mentre a mio avviso è sempre bene vedere caso per caso come stanno le cose, l'argomento è vanificato dal fatto che qualche volta, in numero minore ma comunque presente, l' 'alienazione' riguarda le madri: cioè i bambini rifiutano di vedere la madre. In questi casi generalmente sono madri che hanno abbandonato la famiglia, per motivi diversi, e sono così 'punite' dai figli e dall'ex coniuge, non lasciando loro mantenere o ritrovare un rapporto con i figli. La situazione in questi casi è completamente rovesciata: quando si verifica questa dinamica, sono i padri che velatamente non permettono ai figli di vedere le madri e sono queste a trovarsi vittime dell'emarginazione dalla vita del figlio. L'argomento che tale sindrome difenderebbe i padri violenti mi sembra che venga così a cadere come generalizzazione, salvo verificare doverosamente caso per caso.
Nella mia esperienza di ctu mi sono trovato a vedere tutte e due le situazioni, (cioè casi in cui a essere 'amputati' dalla vita del bambino erano sia padri che madri, di volta in volta) e posso garantire che sono sempre situazioni di grave difficoltà per i bambini, chiamati in causa loro malgrado nella guerra fra i genitori, di cui sono le vittime principali. Purtroppo anche servizi sociali, consulenti e giudici non sono privi di colpe: si è assistito negli anni passati a interventi fuori luogo, inadeguati, inutilmente violenti di bambini prelevati a scuola e portati in ambienti sconosciuti e da persone sconosciute, ecc.. Già tecnici e operatori spesso, invece che valutare approfonditamente i singoli casi, prendono posizione pregiudizialmente nelle guerre in corso, amplificando i conflitti. E ora sembra esserci un ulteriore esasperazione della guerra fra genitori, portandola addirittura a livello di parlamento e di Legge e di scontro politico. Tale scontro viene dipinto come una scontro di civiltà, quasi, fra progressisti e difensori dei diritti degli oppressi e conservatori reazionari nostalgici dell'ancien regime. Queste affermazioni sono solo propaganda di parte, purtroppo tipica degli scontri e delle guerre, dove la verità si scioglie come neve al sole.
Purtroppo è l'effetto frequente del cercare a livello politico la soluzione di problemi complessi che attengono invece alla ricerca scientifica e alla professionalità degli operatori. Penso che sia stato un errore portare a livello di Legge questioni scientifiche controverse e dibattute, come in altri casi. Non dovrebbe essere una Legge a stabilire una verità valida per tutti i casi, che invece dovrebbe essere lasciata allo spazio psicologico relazionale e legale caso per caso, con i rischi di errori e fallimenti inevitabili e che non possono essere risolti per Legge, pena un'ulteriore difficoltà ad arrivare alla migliore soluzione possibile nei singoli casi. Sarebbe meglio che la politica e la Legge rimanessero fuori dal dibattito scientifico e dalle controversie mediche e psicologiche. Mi riferisco non tanto a giudici e avvocati, che hanno un ruolo ben definito spesso in queste controversie, ma ai legislatori e al parlamento, che sbagliano a decidere per Legge questioni che attengono alla scienza e alla psicologia, così come si sbaglia a mio avviso quando vengono indicati interventi sanitari, psicologici o altro in modo obbligato, vanificando così la base di qualsiasi intervento, che è il rapporto medico-( o psicologo-) paziente, e il diritto costituzionale alla scelta libera, per quanto attiene alla salute. La cura obbligata è prevista solo con il TSO per alcune situazioni psichiatriche ben definite; qui invece addirittura più che una cura obbligata è un ricatto, in realtà: se non si accetta la 'cura' si perde la causa.

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AVVISO IMPORTANTE: i consulti on/line hanno solo valore di consigli e non intendono sostituire in alcun modo la visita medica o psicologica diretta.