Rientro a scuola: le insegnanti segnalano subito difficoltà

CONSULTI PER BAMBINI ADOLESCENTI E FAMIGLIE

Questo spazio forse può servire ad approfondire aspetti comuni che interessano tante famiglie nel rapporto con le scuole, che già altre volte erano stati discussi.

Ho ricevuto varie richieste di pareri sul da farsi in diverse situazioni simili. Bambini al primo anno di materna che dopo pochi giorni sono subito segnalati per comportamenti ritenuti 'anomali' e da sottoporre a particolari 'attenzioni' e accertamenti. Inutile dire che molti genitori in queste situazioni vanno in crisi e sono quasi colpevolizzati di trascurare i loro bambini, se non seguono subito le indicazioni delle maestre.

C'è evidentemente una pressione per correre a dare 'etichette' ai bambini, per usare il titolo dell'ultimo libro di M Zappella, col rischio di renderli diversi e avviare percorsi differenziati che possono ostacolare il loro sviluppo invece che favorirlo. Invece che cercare di approfondire le difficoltà di adattamento di ogni bambino, conoscerlo meglio e cercare il modo di aiutarlo a superarle, che dovrebbe essere compito di insegnanti sensibili ed attente, queste invece delegano subito agli 'specialisti' rischiando di avviare un percorso di separazione e differenziazione dei bambini dai loro compagni.

Ricordo, come scritto in alcuni articoli sul sito e nel mio libro La Bolla dell'Autismo, che ci sono proposte, da varie parti, di sospendere le diagnosi di disturbi dello sviluppo nei bambini piccoli ( tutte le diagnosi, non solo quelle di Spettro Autistico che sono quelle in questo momento più gettonate), per il rischio di gravi errori di valutazione, e di limitarsi a tenere sotto controllo lo sviluppo e cercare eventuali possibili ostacoli o impedimenti che possono rallentarlo, dando indicazioni per evitare ciò. Invece da noi si continua e anzi si tende ad aumentare la spinta a dare etichette patologiche ai minimi segni di difficoltà di un bambino.

Il mio consiglio ai genitori in queste situazioni è di cercare di mantenere la calma, non andare in ansia, dare tempo ai bambini di affrontare le difficoltà di inserimento nella scuola, invitare le insegnanti a farlo anche loro senza cercare subito una 'spiegazione' nella 'patologia'. Prendere tempo e aspettare di vedere come va la situazione, magari cercando di vedere se ci sono aspetti poco attenti alle esigenze dei bambini, che non sono tutti uguali e possono avere momenti di difficoltà per motivi diversi, non 'patologici'.

Occorre tenere conto che le scuole sono continuamente sollecitate a mandare bambini a fare accertamenti, e magari le cosiddette 'terapie' (psicomotricità, logopedia, interventi educativi e comportamentali, ecc), da centri pubblici o più spesso privati, e magari le insegnanti rischiano di essere accusate dai loro superiori se non lo fanno.
Per cui è prudente cercare di evitare il rischio di guerre fra genitori e insegnanti e è utile invece vedere le difficoltà che entrambe le parti si trovano ad affrontare.

Consiglierei inoltre ai genitori di badare alla riservatezza, alla privacy loro e dei loro figli, per cui non dovrebbero subito mettere al corrente tutti quanti degli eventuali accertamenti o visite o interventi che stanno facendo. Il rischio è di alimentare i sospetti di patologie varie e il rifiuto delle maestre di occuparsi di difficoltà che non sono patologiche, nella maggior parte dei casi, ma invece sono normali.

Buonasera dottore e grazie per aver aperto questo forum. Io sono molto amareggiata, lavoro anche io nella scuola, nel nido, ma noi non siamo così, non cerchiamo mai cose che non esistono e andiamo sempre coi piedi di piombo nel caso in cui abbiamo qualche sospetto su qualche bambino, e lo facciamo sempre in modo che la mamma si apra con noi e spontaneamente ci racconti se c’è qualche dinamica familiare o qualche evento che ha determinato un comportamento in un bambino. Cerchiamo sempre di rassicurare le mamme, che ogni bimbo è diverso e ha sviluppi diversi. Io però purtroppo me lo aspettavo che la maestra mi avrebbe presa in disparte, me lo sentivo come un presagio. E nonostante ció mi ha colta inaspettata e non ho saputo risponderle a tono, cercavo parole per giustificare il modo di essere di mio figlio! Lei dice che bisogna mantenere la calma, che bisogna chiedere alle insegnanti di dare tempo ai bimbi… ma se ormai li avessero “etichettati”? La mia più grande paura è che non avendo loro la voglia e gli strumenti per andare incontro a mio figlio, lo abbandonino a se stesso, lasciandolo da solo in un angolo a fare quello che gli pare! Spesso sento di maestre che se non si fa quello che dicono, lasciano perdere i bambini che non riescono a gestire e li fanno pascolare badando solo a che semmai non arrechino danni a loro e agli altri!

Dottore mi accodo al commento precedente, ho avuto un incontro venerdì con la coordinatrice che per un ora ha pressato per farmi cedere e per convincermi che il bimbo avesse dei problemi da far valutare a un equipe di esperti, si è più volte contraddetta e dalla sua visione di mio figlio ho notato netto contrasto con ciò che in settimana mi era stato riferito giornalmente dalla maestra (ad esempio la coordinatrice mi disse che il bambino non aveva attenzione mentre la maestra mi ha riportato che ha eseguito le attività trattenendosi anche parecchio sul “lavoro” da fare) io mi ritrovo spiazzata e con la paura che ora mio giglio sia visto è trattato come il diverso, lei dice di non entrare in conflitto con la scuola e io sono stata diplomatica nonostante mio figlio dopo solo 5 giorni è stato descritto con un bimbo iperattivo e che si muove negli spazi senza una meta e non in modo esplorativo quando non è assolutamente vero! Non so come comportarmi ora al rientro di domani devo essere sincera

Aggiornateci e vediamo. La mamma che lavora al nido potrebbe darci delle osservazioni utili per tanti genitori che mandano i bimbi al nido, per amore o per forza. Sarebbe interessante anche i contributo di qualche mamma-maestra di materna o elementari per avere una visione 'interna' alla scuola ma anche con gli occhi di una mamma. Non credo che maestre ed educatrici siano 'cattive', ma forse molte sono state traviate da corsi di aggiornamento e pressioni varie che tendono a patologizzare ogni tipo di difficoltà. Un punto di vista interessante e critico su questi aspetti è da tempo sostenuto da un pedagogista, il dr Daniele Novara, molto attivo anche in internet e con i suoi libri.

Buongiorno dottore, un paio di domande “tecniche”, come si può rispondere alla richiesta dell asilo di visionare le relazioni precedenti (se esistenti) fatte sui bambini? Ci si può rifiutare di fornire materiale medico che riguarda il proprio figlio? La scuola può chiedere queste cose? Ci potrebbero essere ripercussioni se si rifiutano i loro “consigli”? Grazie

Le informazioni di carattere sanitario sono riservate e protette dalla legge sulla privacy. I genitori possono comunicarle, in tutto o in parte, ad altri. se lo ritengono utile, ma non sono obbligati a farlo. Il prof Zappella nel suo ultimo libro denuncia le continue violazioni della privacy delle persone che avvengono nelle scuole, dove le informazioni spesso passano di bocca in bocca. Negli ultimi anni si è creata un'eccessiva ingerenza di scuole e servizi sanitari nella vita delle famiglie, quasi come se per loro le leggi sulla privacy non valessero. Gli insegnanti spesso si sono abituati a questo sistema e neanche si rendono conto delle violazioni che fanno. Certo se fra scuola e famiglia e servizi si crea un clima di scontro le cose per il bambino non si semplificano, ma accettare tutto supinamente probabilmente è anche peggio. Per i genitori non è facile e spesso devono difendere i diritti del figlio e propri, di fronte a volte a vere e proprie minacce e ricatti delle istituzioni.
Più volte si è pensato, anche su queste pagine, all'utilità di un centro di consulenze legali per tali questioni. Se qualche legale fosse disponibile, si potrebbe usare anche uno spazio su questo sito, ad esempio un forum di informazione e consulenza legale riguardo a diritti dei cittadini in rapporto con le istituzioni scolastiche e sanitarie.

Dottore inizio col raccontarle che il secondo giorno di scuola, il bimbo mi è stato portato da un’altra maestra la quale mi dice che è sbalordita, che in tanti anni di carriera non aveva mai visto un bimbo di 3 anni che sa già leggere più parole insieme, che conosce tutti i numeri, le forme geometriche. Mi ha detto signora questo bimbo è un genio. Io le ho risposto “eh, purtroppo, perché sa tutte queste cose, ma poi non sa giocare con i bambini” e lei mi ha guardata intenerita, e mi ha detto ma non si preoccupi, gli dia del tempo, crescendo e stando a scuola imparerà anche quello. Io non so come due persone così diverse possano lavorare insieme. Detto questo, io lavoro al nido da 6 anni, ma sono una pedagogista e ho sempre lavorato con i bambini, e mai, mi sono permessa di dire ad una mamma che nel figlio c’era qualcosa che non andasse. Ho sempre provato prima io a vedere cosa potevo fare con quel bambino per aiutarlo ad emergere, certo semmai cercando di i formarmi sulle situazioni familiari/ambientali, e nello stesso modo lavorano tutte le mie colleghe. Ma purtroppo ho notato, che in altri nidi, soprattutto nelle sezioni primavera, ovvero i bimbi a cavallo tra il nido e l’infanzia, molte mamme vengono mandate alle asl per approfondimenti. L’anno scorso ci è arrivato un bimbo di 2 anni, la mamma aveva cambiato nido perché nell’altro nido, le maestre la tartassavano che avrebbe dovuto portare il figlio dal neuropsichiatra, perché secondo loro aveva tratti autistici. Chiaramente lo scorso anno non abbiamo fatto molta scuola, e l’abbiamo anche fatta male, per tutti i protocolli anticovid, ma abbiamo rasserenato la mamma, e abbiamo semplicemente cercato di giocare col bimbo, gli abbiamo proposto attività semplici, gli abbiamo solo mostrato che è bello stare con gli altri, senza mai forzarlo nelle relazioni, nè con noi nè con gli altri bambini. Oggi è ancora al nostro nido, e ha cominciato a parlare, senza che facesse nessun tipo di terapia, ha meno crisi di pianto, sta seduto anche solo 5 minuti (ma sono tantissimi) a mangiare la merenda, si fa cambiare serenamente il pannolino, tutte grandissime conquiste. E la mamma ha il terrore di mandarlo all’infanzia il prossimo settembre perché ha paura che lì non troverà lo stesso trattamento, ma subito cercheranno di etichettare il bambino per i comportamenti bizzarri che ha (apre e chiude le mani, parla con una sorta di gergolalia rivolgendosi al soffitto (all’altro nido hanno detto alla mamma “signora questo bambino vede i morti e ci parla”), si butta a terra e ha crisi di pianto, difficilmente guarda negli occhi) e non per tutti i progresse fatti e le tappe raggiunte. La scuola dovrebbe essere un luogo di gioia, dove ogni bambino possa esprimere le proprie peculiarità, senza dover aver paura del confronto, ma anzi dovrebbe insegnare proprio a confrontarsi in modo costruttivo… invece sta diventando un campo di addestramento, già dall’infanzia!

Meno male che ci sono ancora insegnanti e educatrici e scuole che non sono solo nell'ottica di 'campi di addestramento' , come dice giustamente, e di invio agli specialisti. Bisognerebbe creare dei collegamenti per resistere alle pressioni della visione dominante e cercare di allargare le zone 'libere', per così dire. Purtroppo manca in questo momento un interesse attivo a questi temi, di pedagogisti, insegnanti, psicologi dell'infanzia, tranne poche eccezioni di singole persone, mi sembra.
La scuola non dell'obbligo, ( si parlava una volta di età pre-scolare), utile a mio avviso specialmente perchè mette i bambini in contatto con il mondo esterno, con relazioni e regole diverse da quelle familiari, è stata sovraccaricata di programmi didattici pletorici e addirittura della costruzione di 'schede' dei bambini che li seguiranno per tutto l'iter scolastico, mi viene segnalato. E' una trasformazione veramente preoccupante, burocratica e intrusiva, quasi poliziesca, che ricorda il libro "Il nuovo mondo" di A.Huxley, di cent'anni fa...

Un'altra situazione tipica,
in questo consulto.
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio, si potrebbe dire...
Vorrei chiarire: le maestre, e altri operatori, di cui critico il comportamento, per lo più non sono "cattive/i", ma sono state malamente indottrinate negli ultimi anni a fare quello che certi 'esperti' vogliono, diffondendo teorie fasulle e allarmistiche ( vedere questa pagina). Bisogna cercare di farle ragionare, indurle ad avere pazienza, ma anche difendere i propri figli.

In questo consulto lo sfogo di una mamma sul rapporto con scuola ( e psicomotricista), sempre sullo stesso tema... Lo riporto
" Buongiorno dottor Benedetti. Di nuovo qui per descriverle l'andamento di mio figlio. Tra poco compirà 5 anni e ha appena iniziato l'ultimo anno di scuola materna (pardon! Infanzia! Guai a usare vecchi termini...).......
Le sue fissazioni verso piante, foglie e movimenti, a mio avviso di madre si stanno nel complesso riducendo. Rimane comunque un suo interesse sull'argomento. Vedo una evoluzione nell'aspetto comportamentale e di relazione, chiacchiera di più e anche con gli altri è più presente. D'altro canto mantiene ancora un carattere molto testardo e provocatorio nel non eseguire gli ordini di noi genitori, anche i più banali "vai in bagno a lavarti", "dammi la mano" eccetera... Devo combattere ogni mattina affinché finisca di prepararsi per andare a scuola, non porta a termine un gesto se non glielo ripeto più volte: "metti i pantaloni" "metti la giacca".... Spesso si interrompe perché distratto o poco presente in quello che sta facendo.
Purtroppo, un po' per chieto vivere con le insegnanti, lo abbiamo inviato da un psicomotricista. Qui è iniziata da un anno ormai una catena dura da spezzare. Sedute settimanali, in cui capisco ben poco cosa facciano in quello stanzino; il psicomotricista che, con i classici atteggiamenti del nostro tempo ben studiati, continua a propormi nuove sedute e colloqui periodici con le insegnanti. Stando all'ultimo colloquio che lui stesso ebbe a giugno, mio figlio sembra migliorato anche a scuola. Le insegnanti vedono ancora una sua difficoltà nello stare con un numero grande di bambini. Nella sezione di oltre 20 alunni, lui " si perde".
E veniamo a inizio anno in corso. Sono passate poche settimane e già la maestra dello scorso anno ha iniziato a dirmi che è stato messo in punizione, pardon a pensare! Il motivo è che, di punto in bianco ha iniziato a picchiare dei compagni, senza apparente motivo a quanto detto da lei. Io le ho chiesto come sta andando l'inizio scuola e lei mi ha risposto un così così.
Con il psicomotricista, d'altro canto, eravamo rimasti d'accordo che con l'inizio anno scolastico avrebbe fatto un percorso di psicomotricità in piccolo gruppo, per colmare le sue lacune nell'interazione con gli altri. Sono sincera! Non ho proprio voglia di iniziare di nuovo un contratto senza fine.
Sono, altresì, molto amareggiata per questi discorsi della maestra. A volte mi descrive un bambino che non lo riconosco! Fissato, testardo, disobbediente si! Ma non me lo vedo picchiare gli altri senza motivo.
E, come genitori, ci troviamo di nuovo tra l'incudine e il martello. Con insegnanti che già ora ci mandano questi riscontri. Io, personalmente, lo vedevo più contento dello scorso anno di andare all'asilo, anche quando lo porto e lo prendo, lo vedo più presente in mezzo agli altri compagni. Eppure doccia fredda anche stavolta.
Mi chiedo con che facilità le insegnanti etichettino i bambini. A volte, penso che mio figlio sia stato preso di mira, è un pensiero terra terra, però lo faccio!
Quando mi dicono queste cose, io cerco sempre di mantenere un atteggiamento di rispetto nei loro confronti e del ruolo che hanno. Però non so fino a che punto essere troppo passivi faccia bene. L'ultima volta ho risposto "ok, ne parlerò a casa con lui". Ma secondo me loro vorrebbero sentirsi dire "ok, ne parlerò con un esperto"...
Sono in attesa di un secondo figlio, dopo gravidanze finite male. Aggiungere altro stress non fa bene né a me né al contesto...
Non voglio portare mio figlio a test, corsi per "migliorarlo". Io sono la prima a non credere a queste cose. Se una volta esisteva la violenza fisica nelle scuole (sculacciate), oggi è un tipo di violenza più gentile e subdola. Fatta di rinvii a esperti, consulenze, stress emotivi. Secondo me quello che manca alla base è un rapporto di fiducia genitori/insegnanti. Io in tre anni che portò mio figlio all'asilo non ho mai goduto di un dialogo aperto e spontaneo con le maestre. Poca voglia di dire come è andata la giornata, cosa hanno fatto. Insomma una chiacchierata anche per conoscere i genitori, senza ogni volta mettere in mezzo rogne.
Chiedo un suo parere sulla situazione, cosa mi consiglia di fare? Grazie e mi scuso per la lunghezza.

In merito all'esperienza con il percorso di psicomotricità intrapreso. Queste figure professionali, molto spesso sono giovani, alle prime armi o ai primi anni di lavoro. Molto spesso non sono genitori loro in prima persona. Noto una certa rigidità e etichetta standard nel dare risposte. Io, come genitore, ho provato a mettere nel piatto le lacune della scuola. Ovvero, manca un rapporto di base genitori / insegnanti, non raccontano mai nulla della giornata, se non per farti la pantomima che si è comportato male eccetera. Il Psicomotricista non si scompone mai! Rimane in un limbo di pareri, atteggiamenti, posture. Come se volesse salvare capra e cavoli per portare avanti il suo lavoro. Si pone come paciere tra la scuola e i genitori. E noi, come famiglia/flipper a sbattere tra scuola e esperto. Io la vedo così

Buonasera dottore, riguardo agli psicomotricisti lei cosa ne pensa? Non parlo di psicomotricisti dell ASL ma psicomotricisti che operano corsi in strutture tipo palestre ecc...sono corsi di massimo 5 bambini e durano un oretta a settimana, secondo lei potrebbe portare qualche beneficio? Ovviamente senza mettere in contatto scuola e operatore, una “attività” extra per il bambino. Secondo lei è troppo?

Non ne conosco, quindi posso dire poco. Penso però che i bambini sono sempre meno liberi e meno autonomi. Non hanno più esperienze fuori dello stretto controllo degli adulti e, a forza di essere sempre più guidati, protetti, stimolati artificialmente, rischiano di non imparare a fare da sé. Un po' come gli automobilisti che senza navigatore non sanno più trovare la strada.
Più che questi interventi diretti sui bambini, e quindi di psicomotricisti, logopedisti, terapisti vari, vedo sempre più la necessità di guide per i genitori che spesso non sanno come fare a crescere i figli, sono confusi da troppi messaggi contraddittori e rischiano di prendere strade non favorevoli allo sviluppo dei bimbi, e neanche del loro e della famiglia.

Un'altra mamma alle prese con segnalazioni delle maestre a poche settimane dall'inizio della scuola. In questa pagina.

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AVVISO IMPORTANTE: i consulti on/line hanno solo valore di consigli e non intendono sostituire in alcun modo la visita medica o psicologica diretta.