Bimbo 2 anni, tunnel autismo

CONSULTI PER BAMBINI ADOLESCENTI E FAMIGLIE

Salve dottore. Leggo ormai da mesi il suo blog, cercando e trovando in esso sempre parole di conforto. Ora mi sono decisa a scriverle. Ho un bimbo che compirà 2 anni il 1 agosto. Le racconto la nostra storia partendo dalla nascita. M. È nato grande e bello, pesava 4,220kg ed era 54cm, parto naturale, un po’ sofferto, ma cmq tutto bene! I primi problemi sono nati col fatto che per una serie di motivi Il bambino mi fu portato dopo 23 ore dalla nascita, e non riusciva ad attaccarsi al seno perché chiaramente era stato già nutrito con biberon. Qui inizia il mio forte sentimento di smarrimento ed inadeguatezza che mi segue ancora tutt’oggi, non essere capace di nutrire mio figlio adeguatamente è stata una grossa ferita. Il piccolo poi si è attaccato ma non si saziava e quindi abbiamo inserito il latte in formula e ho sempre fatto allattamento misto fino a 7 mesi. Il bimbo a 3 mesi già cercava di afferrare un giochino appeso al suo passeggino, sorrideva a tutti ed era attentissimo a tutto quello che lo circondava. Ho iniziato già a 3 mesi a leggergli piccole storielle e lui si è sempre mostrato interessato ai suoi libricini, tanto che a 7/8 mesi cominciava già ad indicare le figure che gli nominavamo sui libri. Ha cominciato a gattonare a circa 9 mesi, si è tirato su in piedi aggrappandosi ai vari mobili, e si è lasciato definitivamente attorno ai 13 mesi. Quando aveva 10 mesi ha subito un piccolo intervento al frenulo linguale, ritenuto troppo corto e che quindi avrebbe sicuramente danneggiato il suo linguaggio, è stata un’esperienza traumatica, ce lo hanno letteralmente strappato dalle braccia fuori la sala operatoria, e sentivamo il suo pianto straziante che si affievoliva mentre lo addormentavano. Da quel giorno il bimbo ha cominciato ad essere terrorizzato “dall’altro” Non voleva stare con nessuno, nemmeno col padre, solo con me, e se vedeva qualche persona estranea che veniva a casa, si aggrappava a me con forza e piangeva! Tutto questo è durato per 2-3 mesi! In questo lasso di tempo, ci siamo resi conto che il bimbo non faceva ciao ciao con la manina, non batteva le manine, non indicava per mostrare o richiedere (solo se noi chiedevamo “dov’è il cane?!” Sui suoi libricini, solo in quel caso indicava). Cominciamo a chiederci in continuazione ma perché fa così, ma perché questa cosa non la fa? Ne parliamo con la pediatra la quale ci dice che cmq è ancora piccolo, di metterlo al nido e aspettare. Ad ottobre, a 14 mesi, il bimbo inizia il nido, ma ahimè, grande sbaglio, con la mamma. Io sono educatrice al nido e ben pensai di portarlo con me. E così tutte le nostre ansie e paure si sono centuplicate. Inevitabilmente si fa il confronto con gli altri bimbi, M. ha una predilezione per le cose tonde, e adora farle girare ed è anche bravissimo a farlo, e il suo gioco al nido era sostanzialmente questo, far girare palline e cerchietti, ogni tanto si distraeva con qualche altro giochino, costruzioni, libri ecc. però si mostrava ben predisposto alle attività strutturate che proponevamo, dalla pittura, agli incastri o puzzle, e anche durante la merenda si metteva seduto con gli altri bimbi e mangiava il suo biscotto mentre le maestre cantavano. La differenza con gli altri bambini però si nota sempre di più, i suoi coetanei cominciavano a dire qualche parolina, lui invece sembrava anzi non lallare nemmeno più (cosa che aveva iniziato a fare intorno ai 5-6 mesi, ha sempre prodotto molti suoni). Non indicava, non faceva ciao ciao o lo faceva solo quando voleva lui, Non sempre manteneva il contatto oculare e non sempre si girava quando chiamato per nome, ma a dicembre (16 mesi) cominció a battere le mani. Adorava però fare il gioco nel nascondino, si nascondeva dietro ai mobili, dietro le tende, o noi facevamo finta di andarcene dalla porta e lui ci rincorreva, conosceva i gesti delle canzoncine che gli cantavo, con noi era sempre molto sorridente e presente, con gli altri meno, dovevano catturare la sua attenzione altrimenti lui quasi non li vedeva, sia con gli adulti che con i bambini. Cominciarono però altri problemi, il piccolo oltre a smettere quasi di emettere suoni, non mangiava, soprattutto a scuola, e il sonno era sempre molto agitato e ricco di pianti! Non ha frequentato moltissimo il nido, spesso si è ammalato, ed è rimasto a casa coi nonni, che ha sempre adorato, ma che sono anziani e anche loro molto ansiosi.
Detto questo, a gennaio ci decidiamo a portare il bimbo a visita privata da una NPI molto conosciuta, primario dell’ospedale pediatrico della città. Dopo un’attesa di 4 ore in sala d’aspetto, Alle 21 della sera entriamo in questa stanzetta con uno specchio, e inizia questa visita di circa 10 min, in cui la dottoressa osserva che il bambino gioca allo specchio (e quindi si isola) gli dà un gioco composto da un cilindro e cerchi di varie dimensioni che vanno infilati, ma il bimbo li fa girare come una trottola, e solo alla fine li usa funzionalmente, e poi gli da un cavalluccio e un biberon, e lui li butta a terra, e ci spiega che nn ha il gioco simbolico, io però le dico che il bambino non ha mai fatto questo tipo di gioco (aveva 17mesi) e allora prendo il cavalluccio e il biberon e gli mostro come dargli da mangiare, e così lui ripete l’azione divertito. Poi gli fa fare qualche altro giochino cognitivo e lui in quello riesce benissimo. Conclude dicendo che il piccolo ha uno sviluppo disarmonico, troppo avanti cognitivamente e troppo indietro sul piano comunicativo-relazionale, scrive che non usa il pointing che ha una debole risposta al richiamo e uno sguardo lievemente sfuggente, e che quindi ci sono dei campanelli d’allarme per un disturbo del neurosviluppo, e ci indica la neuropsicomotricità per 5-6 mesi e poi un nuovo controllo, mi dice che lo abbiamo intellettualizzato troppo, e che dobbiamo fargli fare di più giochi che lo aiutino a sviluppare il gioco simbolico. Inutile dirle quanto io e mio marito siamo sprofondati nel baratro. Ci attiviamo subito, e nemmeno 10 giorni dopo il bambino inizia psicomotricità in un centro privato, la terapista fin da subito ci dice che il bambino risponde bene, che è presente, ricerca l’oggetto se lei lo nasconde, la guarda abbastanza a lungo, insomma tutte cose positive, e in concomitanza il bambino inizia anche ad indicare quello che vuole e se vede qualcosa che lo interessa. Siamo a febbraio, dopo un mese ci chiudiamo in casa per il covid. Bruttissimo da dire ma, una manna dal cielo! Io il piccolo e il papà obbligati a casa, facciamo tante attività, giochiamo con lui, facciamo biscotti, bolle di sapone, pitturiamo, ridiamo tutti insieme... il bambino Ricomincia a mangiare quasi tutto, dorme benissimo e soprattutto inizia a parlare, inizia con alcuni suoni tipo il coccodrillo come fa? “Bo” Utilizza bo anche per indicare le bolle di sapone, go per dire palla, i versi degli animali, fino ad arrivare a maggio che dice per la prima volta papà e di lì in poi tutto un susseguirsi di nuove paroline! A metà maggio ricominciamo la psicomotricità, ed è un bambino completamente diverso da quello che avevano lasciato, dice tante paroline, è molto presente, lo sguardo non è sfuggente, gioca appropriatamente con i giochi, ma ancora adora far fare la trottola alle cose rotonde, e in più ha una grossa eccitazione motoria, quando è contento o eccitato muove braccia e gambe all’impazzata.A giugno (22 mesi) Decidiamo di fare un nuovo consulto ma questa volta presso un asl, la dottoressa lo osserva per circa 1 ora mentre lui gioca con una psicomotricista. Alla fine ci dice, che per lei il piccolo non ha nulla di neurobiologico, anche se con i suoi tempi ma raggiunge tutte le tappe, fa quello che un bambino della sua età deve fare e dice anche più paroline della media dei maschietti della sua età... dice che per lei la difficoltà è sul piano psicologico, è come se il bambino non riuscisse a far venire fuori la sua persona, e che quindi il bambino non deve fare nulla ma siamo noi genitori a dover intraprendere un percorso per imparare a gestire le nostre ansie, perché lo stiamo inibendo e nn gli stiamo dando la possibilità di crescere e venir fuori come persona. Ci da un gran consiglio che ho letto più volte anche nelle sue risposte “godetevi vostro figlio” giocate con lui, non state lì ad analizzare quello che fa e quello che non fa, non ha nulla di patologico deve solo venir fuori con l’aiuto di mamma e papà! Ci siamo sentiti al settimo cielo, ma anche disarmati, non doveva più fare psicomotricità... lui ha cmq un impaccio motorio, ha iniziato da poco ad arrampicarsi sulle cose, non riesce a salire e scendere dai cavalcabili e restano cmq le sue manie per far fare la trottola alle cose, e questa grande risposta motoria quando eccitato, ma niente per la dottoressa lui non deve fare più nulla per il momento, dobbiamo prenderci del tempo per riprenderci dai brutti mesi vissuti e poi a settembre valutare un intervento su di noi! Oggi a quasi 2 anni il bimbo dice un sacco di paroline e prova a ripeterne sempre di nuove, anche se ancora non le mette insieme, è affettuoso e coccolone ma anche capriccioso. Ricerca i bimbi, quando li vede li chiama,e se viene un bimbo a casa si mostra super contento, anche se poi non ci gioca insieme ma credo sia normale. Adora stare con la gente, anche se piange quando io o il papà andiamo via, ma poi è facilmente consolabile. Si affeziona alle persone, nonni, cuginetti più grandi, e piagnucola quando poi dobbiamo salutarli! Fa i capricci ma si riesce a distrarlo, indica di tutto e di più. Continua a far fare la trottola alle cose, a volte cerchiamo di spezzare distraendolo, altre volte lo lasciamo fare! Abbiamo ancora problemi con il cibo a pezzetti ed è diffidente verso i cibi nuovi. Io adesso mi chiedo, è davvero giusto non fargli fare più nulla? Siamo passati da una quasi diagnosi di autismo, ad una difficoltà psicologica scaturita tra l’altro da noi genitori, io sono una pedagogista, quindi le lascio immaginare quanto possa essere frustrante riuscire a dare consigli sulla genitorialità agli altri, ed essere invece disfunzionale per mio figlio! Inoltre sono terrorizzata da settembre, io ricominceró la scuola e anche il piccolo inizierà il nido, da un’altra parte non con mamma, e ho paura che si ripresentino tutte quelle situazioni e lo facciano ritornare indietro... mi scusi per l’immenso post, ma volevo farle capire bene la situazione!

Commenti

Meno male che ci sono anche colleghi come la seconda che avete incontrato. Andare dai primari non conviene. Oggi sono cariche politiche, in genere, che corrispondono per lo più a capacità mestatrici e di potere e lobbistiche, ma non a competenze reali nel ramo.
Le chiederei però di ridarmi le notizie sulla base del questionario, perchè mi permette di distinguere meglio dai vissuti emotivi soggettivi inevitabili. Vi chiederei inoltre dei filmati per vedere anche il bambino, seguendo le istruzioni su come riprenderlo, per favore (colonna a sinistra)

Gentilissimo dottore, Le ho inviato qualche video, e il questionario per email. Grazie

gio 23 lug 2020, (quasi due anni)

Il bimbo è nato il 1/8/18 mamma 30 anni papà 35, primo figlio, mamma pedagogista ed educatrice presso un nido d’infanzia, papà grafico.
Il bimbo è nato a 40+3 con parto indotto con prostaglandine, parto naturale, Peso alla nascita 4,220kg x 54cm apgar 9 a 1 e a 5 minuti, ricovero in ospedale 3 giorni canonici. Ho partorito alle 23.09 di sera, mi hanno riportata in stanza alle 5 del mattino perché ho avuto parecchi punti, e un po’ di febbre, e il piccolo mi è stato portato alle 11 della mattina... quindi dopo 12 ore dal parto! Chiaramente era stato già nutrito con biberon e in ospedale non ne ha mai voluto sapere di attaccarsi al seno, questo ha da subito causato in me grande sconforto! Per fortuna tornati a casa, con un po’ di serenità in più e tanta testardaggine, tra paracapezzoli e tiralatte finalmente ebbi la montata e riuscì a farlo attaccare, anche se ha sempre avuto bisogno dell’aggiunta, e io fino alla fine invece ero convinta di riuscire a togliergliela, ma ahimè non ci sono mai riuscita, il piccolo aveva sempre fame dopo il seno! Ho fatto allattamento misto fino ai 7 mesi, quando nello svezzamento ho introdotto anche la cena! Abbiamo fatto uno svezzamento perfetto, il piccolo accettava tutto, era ben predisposto al cucchiaio e alle pappine, mangiava tutto quello che introducevo man mano! Tranne i primissimi mesi, causa colichette, ha sempre dormito abbastanza serenamente, qualche breve pisolino in giornata, soprattutto in macchina, e la notte dormiva nella sua culletta dopo aver preso il latte, quindi si addormentava in braccio a me. Ha cominciato a prendere il ciuccio intorno ai 4-5 mesi, ma lo ha sempre usato solo per dormire, e ancora tutt’oggi lo chiede solo per dormire. Il primo anno di vita del bimbo non ho lavorato e il piccolo ha vissuto con me, in simbiosi, il papà sempre molto presente ma chiaramente quando tornava la sera dal lavoro. i miei genitori anche sono stati parecchio presenti in quest’epoca (e ancora oggi) perché abitano nel palazzo.
Volevo sottolineare una cosa, da adolescente mi fu “diagnosticata” da uno psicoterapeuta (interpellato dalla scuola) una nevrosi d’ansia, fu chiamato perché avevo componenti autolesionistici, mi tagliavo i polsi e il viso con lamette da barba. Non è molto vivido il ricordo di quel periodo, ricordo solo un grande senso di inadeguatezza e smarrimento, che ancora tutt’oggi mi accompagna. L’ho superata “crescendo” e quando ho incontrato quello che oggi è mio marito, ma mi rendo conto che molte porte sono rimaste aperte! Ricordo che c’entrasse molto il rapporto con mia madre secondo il terapeuta, che ancora tutt’oggi è un caso esemplare di odi et amo!
Detto questo, quando ho scoperto di essere incinta mi recai da un primo medico che mi disse che secondo lui non c’era niente, di sospendere il progesterone (che mi fu dato dal mio medico dopo delle piccole perdite) e sperare che l’embrione venisse via da solo per evitare un raschiamento! Ero distrutta, era la prima volta che ci provavamo, ma era il mio bambino ed era stato trattato come una semplice cosa da eliminare! Per fortuna, non lo ascoltai, continuai il progesterone, e la settimana dopo mi recai dalla ginecologa che mi ha poi seguita, la quale trovó embrione e battito! Mi sembró un miracolo! Quindi la carica emotiva investita, per questa gravidanza, questo bambino, era ed è ancora alle stelle!
Tornando al questionario, i primi mesi il bambino veniva tenuto nel carrozzino o nella sdraietta e si è sempre mostrato curioso dai giochini e dalle persone che lo giocavano! Quando ha cominciato a tenersi seduto (5 mesi) gli abbiamo preso un tappeto e spesso il suo tempi lo passava lì, imparando pian piano a rotolarsi, alzarsi da steso, afferrava i giochini, lanciava, riprendeva e così via finché poi a 9 mesi ha iniziato a gattonare, pian piano si tirava su in piedi, ma non voleva camminare con la mano, cioè se provavamo a reggerlo per le manine e farlo camminare si buttava col culetto a terra e gattonava! Però attaccato ai mobili camminava! Ha cominciato a camminare tenendoci la mano verso l’anno, per poi lasciarsi verso i 13 mesi!
In tutto questo periodo, l’ansia è sempre stata una compagna fedele, non lo portavo molto in giro perché avevo paura che si ammalasse, Evitavamo luoghi affollati, anche perché l’allattamento misto mi portava via molto tempo, e mi sentivo sempre osservata e giudicata. È andata meglio quando ha cominciato con le pappe, ma cmq il pensiero di essere giudicata per mio figlio era sempre lì, e notavo lo stesso in mio marito! Diciamo che aver avuto attorno persone che propinavano consigli non richiesti, o che continuamente chiedevano “e perché fa così; ma questa cosa che fa è normale” pensando che essendo pedagogista potessi avere la risposta a tutto, non ha aiutato per niente! Ricordo di aver pianto a singhiozzi alla sua prima febbre dopo vaccino, leggevo il bugiardino della tachipirina al contrario, perché avevo gli occhi talmente appannati dalle lacrime che non vedevo niente!
Il piccolo cmq si è sempre mostrato socievole, sorrideva a chi lo giocava, tirava la pallina e voleva esserla ripresa, interagiva molto bene con le figure di accudimento, e anche con chi vedeva per la prima volta! Ha sempre fatto le feste al papà che tornava da lavoro, o ai nonni quando salivano! Lallava tanto, ha iniziato verso i 6-7 mesi! Aveva 4 mesi, quando gli regalarono quel gioco col cilindro e i cerchi di varie dimensioni da inserire, e lui imparò subito a farlo... quello diventó poi il suo gioco preferito, ma non li metteva più nel cilindro, o almeno non sempre, ma li faceva girare come una trottola, dopo averlo visto fare al papà!
A 10 mesi ha subito il taglio del frenulo linguale, come le ho già scritto è stata un’esperienza traumatica, il piccolo dopo non voleva più nessuno, nemmeno il padre, voleva stare solo con me!
E ancora oggi gli è rimasto che nel momento di addormentarsi vuole solo me, dopo quell’episodio non ha mai più dormito col papà (cosa che prima faceva). Col passare dei mesi la cosa per fortuna è andata scemando! In questo periodo iniziano i nostri primi dubbi, il bimbo fa raramente ciao con la manina, non fa l’applauso o lo fa a modo suo (unendo le manine e facendo su e giù, ma non sbattendole una contro l’altra).
A settembre del 2019 (13 mesi) io torno a lavoro, al nido, avevo iscritto anche lui, ma dovevo aspettare un mese per portarlo perché dovevo pensare all’inserimento dei bambini. In questo mese lui è stato con i nonni, o col papà quando poteva assentarsi da lavoro! È andata abbastanza bene, quando tornavo mi faceva le feste, ma cominciava a svegliarsi la notte e a non dormire più sereno. Ad ottobre lo porto con me, non era mai stato con dei bambini e inizialmente non li pensava proprio, pensava solo ai giochi! Ha avuto una brutta gastroenterite dopo poco, da allora ha cominciato a non mangiare più come prima (prima mangiava tutto e senza distrazioni). L’ho tenuto qualche settimana lontano dal nido e la nonna per farlo mangiare ha provato cercando di distrarlo, canzoncine, tv, giochini! E purtroppo ancora adesso a volte richiede di essere distratto quando mangia.
A scuola interagisce con i bimbi solo se gliene mettevo uno davanti, allora lo toccava sorrideva si intimidiva. Stava seduto al tavolino con gli altri per la merenda e seguiva le canzoncine mimandone i gesti. Va così fino a Natale, quando cominciamo a pensare ad una visita npi poiché il bimbo inizia a battere le mani ma ancora non fa ciao, non indica, e soprattutto ha ridotto tantissimo la lallazione e ci sembra che non si giri quando chiamato! Lo sguardo ci è sempre sembrato abbastanza presente!A casa, con noi era un bimbo “normalissimo” era all’esterno con gli altri che sembrava sempre distratto da qualcos’altro! È cmq una bambino buono, fa capricci, ma è facilmente distraibile.
Arriviamo a gennaio, andiamo a fare questa visita dalla neuropsichiatra privata (che conoscevo avendoci fatto tirocinio universitario). Come le ho scritto dopo una breve osservazione dopo 4 ore in saletta d’attesa, conclude che ci sono dei campanelli d’allarme per un disturbo del neurosviluppo (non indica, produce pochi suoni, abilità speciali (fa ruotare benissimo qualsiasi oggetto rotondo) interessi assorbenti (fa ruotare le cose e si eccita) sguardo lievemente sfuggente, debole risposta al richiamo! Psicomotricità e nido e ci dà appuntamento dopo 5-6 mesi! Ci attiviamo subito e dopo nemmeno 10 giorni inizia psicomotricità in un centro privato, e lì la terapista ci dice da subito che il bimbo risponde bene, ricerca l’oggetto, condivide l’attenzione verso qualcosa, e comunque nello stesso periodo inizia anche ad indicare per mostrarci e richiedere! Fa circa un mese e mezzo di terapia, noto che a scuola ricerca molto di più i bimbi, o almeno comincia a “vederli”! Arriva il covid e ci chiudiamo in casa! Fino a questo momento il bimbo mangia poco, dorme male, è sempre agitato nel sonno, vuole venire nel lettone, alle 6.30 si sveglia e comincia a cercarmi nel letto (io alle 6.45 mi alzo) e se non mi trova inizia a piangere! Col covid ci chiudiamo in casa e ci dedichiamo completamente a lui, spaventatissimi perché avrebbe perso chissà quante sedute di psicomotricità e perché non potevamo più farlo stare insieme agli altri che era una cosa importantissima! Facciamo tante attività insieme, giochiamo tanto con lui... il mio bambino sboccia! È sereno, ricomincia a mangiare più volentieri, dorme sereno (anche se si sveglia sempre per venire nel lettone) e comincia a produrre suoni abbinati ad oggetti o attività, dice “bo” quando vuole le bolle di sapone o per indicare il coccodrillo, comincia ad imitare i versi degli animali, aua per chiedere l’acqua o mostrarci la pioggia... e poi man mano papà, mamma, latte, scarpe, nonno, nonna, nanna ecc! A fine maggio riprendiamo la psicomotricità che è un bimbo molto diverso, fa fare la trottola alle cose, ha questa iper eccitazione motoria, è fissato col cellulare e la tv (anche se non ci passa molto tempo e il cellulare non gli viene dato quasi mai)! A giugno andiamo da un’altra npi, questa volta all’asl, e lo osserva per un’ora insieme ad una psicomotricista che lo fa giocare, e ci dice quello che le ho scritto nel blog! Oggi il bimbo mangia poche cose a pezzi(tranne quello che vuole tipo crackers biscotti patatine cioccolata) è diffidente ad assaggiare cose che non conosce, preferisce ancora le sue pappine con gli omogeneizzati, ha questa grande risposta motoria quando eccitato, fa fare la trottola alle cose (ma per poco tempo e soprattutto se annoiato o stanco), ma di contro, ci guarda, si gira quasi sempre se chiamato, dice tante paroline o cmq prova a ripeterle, non le dice ancora insieme e non dice nè si nè no (solo con la testa), imita i balletti o i gesti che fanno in tv o che gli facciamo vedere noi, si butta a terra o sul letto con un cuscino dicendo nanna e fa finta di russare, dorme quasi sempre tutta la notte nella sua culla, è affezionatissimo ai nonni, riconosce casa dei nonni o degli zii che più frequentiamo,adora l’acqua e il mare, quando ci andiamo si diverte a giocare a palla con noi, a correre sulla sabbia o a giocare a riva, gli piacciono tanto i bimbi, quando li vede per strada urla bimbiii o bimboo e si gasa, quando ci sta poi insieme non ci gioca, è più un rubarsi i giocattoli, ma questo credo sia normale, anche perché sono molto rare le occasioni in cui può giocare con i bimbi,
a settembre l’ho iscritto in un altro nido, non con la mamma, e almeno lì avrà occasione di stare con i bambini! Adesso il mio dubbio come le esponevo nel blog, è, com’è possibile passare da un disturbo del neurosviluppo ad una difficoltà psicologica scaturita da noi genitori? Davvero questo bambino non deve fare più psicomotricità? Non è che sto sbagliando? E poi ho il terrore di settembre, quando tornerò a lavoro, lo so che non può stare per sempre con me, ma sono spaventatissima dal fatto che possa tornare indietro! E poi io che strumenti ho per aiutarlo a superare questa sua grande risposta motoria e la sua mania di far girare?! Come le scrivevo nel blog, a volte spezzo il comportamento cercando di distrarlo con altro... altre volte lo faccio fare! E non so se faccio bene o male... mi sembra di andare allo sbaraglio! A settembre io e mio marito inizieremo questo percorso di psicoterapia... ma secondo lei è davvero questo quello che serve al nostro bimbo? Il terrore dell’autismo è sempre vivo, anche se ci siamo rasserenati molto dopo la visita con la npi e dopo le sue ultime conquiste soprattutto sul piano del linguaggio! La ringrazio tantissimo e mi scuso per la lunghezza del testo!
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Non vedo i video, tranne uno male. Provi un altro modo, ad esempio jumbo-mail o youtube. La mia impressione dalle notizie è che siete caduti nella psicosi o fobia dell'autismo, e che il bambino in realtà non ha tutti questi problemi che voi vedete. Attenti alle bolle!, come dico nel mio libro. Mandatemi dei video che possa vedere, e magari vediamoci per videotelefono se volete.

Buonasera dottore, le chiedo innanzitutto scusa per aver interrotto il consulto, ma abbiamo avuto altri tipi di problemi in famiglia e mi ero un attimo rilassata sulla questione “autismo”. Sono passati diversi mesi, il mio bambino che oggi ha 2 anni e 8 mesi, ha fatto tanti progressi, parla, ha un vocabolario ricco, è curioso verso le novità, gli piace passeggiare, andare a fare la spesa, giocare a palla, a dare in bici... insomma tutto ci sembrava procedere nel verso giusto. A settembre aveva iniziato il nido, esperienza interrotta dal covid, la scuola ha subito chiuso per un caso e non ha più riaperto, noi ci siamo spaventati perché il bambino sta con i nonni, anziani, e la possibilità che potesse portare il virus a casa ci ha bloccato nel cercare un’altra scuola! Chiaramente in tutti questi mesi le interazioni sociali del bambino sono state: mamma papà e i nonni, punto. La scorsa settimana ci siamo decisi a riportarlo dalla npi che lo vide a giugno (ci disse che il bambino stava bene ma viveva un disagio psicologico legato alla nostra ansia). Nella sala della dottoressa c’era il gioco del birillo coi cerchietti colorati, che noi su suggerimento di una terapista, avevamo nascosto perché il bambino li faceva sempre ruotare, la sua eccitazione nel vedere questo gioco è stata incontenibile, non ha fatto altro tutto il tempo che ripetere “ci sono tanti cerchietti” saltellando e agitando le mani! Qualsiasi gioco venisse proposto dalla dottoressa lui lo faceva (incastri, forme geometriche, numeretti) e poi tornava a ripetere “ci sono tanti cerchietti” eccitatissimo! In soldoni, non ha giocato con nulla, nemmeno con i cerchietti, dovevano stare lì sul tavolo e nessuno poteva toccarli! La dottoressa ha ritenuto opportuno un ulteriore incontro (la prossima settimana) perché vuole capire se il suo atteggiamento è dovuto alla presenza dei cerchietti e dell’ambiente nuovo, o se è una sua modalità. Detto questo, ieri siamo stato dalla pediatra per una pallina sul collo, la dottoressa ne ha approfittato per fare il bilancio di salute, e il bimbo ha fatto “il pazzo” non voleva in alcun modo stendersi, farsi visitare, pesare, misurare, ha cominciato a oiangere e a urlare “basta basta basta” e si aggrappava addosso a me tremante! Dopo averlo rivestito la dottoressa gli ha chiesto “ M. Perché hai pianto?” E lui o non rispondeva o ripeteva la frase “perché hai pianto?” A quel punto la pediatra mi ha detto, signora così non andiamo bene, questa non è una risposta adeguata alla sua età, le abbiamo spiegato che eravamo in attesa della visita e lei ci ha detto che era urgente che il bambino andasse a scuola ed iniziasse un intervento! Abbiamo ricominciato a cercare su internet, cosa che non facevamo da mesi, e abbiamo letto che ecolalie sia immediate che differite sono proprie dei bambini che rientrano nello soettro autistico! Chiaramente non c’è solo questo, il bambino difficilmente fa gioco simbolico, è molto bravo nei giochi di logica, incastri, forme geometriche, conosce l’alfabeto e addirittura legge paroline corte o a lui familiari, conta, è attratto dai numeri e da tutti gli schermi (pc, tv, tablet) anche se noi ne abbiamo limitato l’uso! Canta canzoncine, ricorda ogni cosa o persona, è in grado di imparare e apprendere molto velocemente, loghi delle automobili, filastrocche, piccole poesie, per strada sa riconoscere anche da lontano se arriva una fiat o una ferrari. Effettivamente ha un debole contatto oculare, se lo richiamo sulla questione e dico guardami, lui mi guarda, se gli canto una canzone mi guarda, se lo sgrido mi guarda, ma deve essere forzato! Riconosce le nostre emozioni, se facciamo finta di piangere, piagnucola e ci viene vicino, se fingiamo di ridere lui ride insieme a noi... gli piace scherzare insieme a noi, è visibilmente felice quando vede i nonni o quando io e il
Papà torniamo da lavoro! Se sta in una stanza e ha bisogno di noi, non ci chiama “mammaaa” per esempio, ma viene nella stanza in cui siamo ed esprime il bisogno (vuo la palla rossa, vuo bere). Parla imitando quello che noi abbiamo detto, non dice VOGLIO bere, dice vuo (che sarebbe vuoi) bere, poi a volte si corregge perché noi lo correggiamo e dice voglio! Se dico, questo è mio, lui dice è di bimbo M., non dice è mio! Non usa il si e il no, per dire no dice basta, e per dire si spesso ripete la domanda (lo vuoi il gelato? Lo vuo il gelato). Se prende un oggetto rotondo e lo fa girare si dice da solo “non è un gioco da fare” che è la frase che soesso gli dice il papà per farlo smettere! Se vede una persona (la signora accanto che bussa per gli auguri di Pasqua) la indica e dice “questa che cos’è?, idem per le persone in mezzo alla strada. Le ripeto che il bambino in questi mesi non ha avuto la possibilità di interagire con nessuno, solo con noi e i nonni materni, che sono anziani e con poca pazienza!Le rarissime volte in cui ha avuto occasione di vedere un coetaneo (3 o 4 negli ultimi mesi) ci ha giocato, con la palla, con le bolle di sapone, correva appresso alla palla e si girava per vedere se l’altro bimbo lo inseguiva, oppure una volta con una cuginetta venuta a casa, ha avuto una reazione di gelosia, le avevo dato un biscotto e lui ha detto “mamma lo da a M. arrabbiandosi, poi si sono messi a fare lo scivolo insieme e lui rispettava il suo turno, e dicev prima G e poi M, ripetendo quanto gli era stato detto. Con lui si può fare tutto, se andiamo a fare una passeggiata o a fare la spesa, lui ascolta, è ubbidiente, se vuole fare una cosa e gli si dice di no, si arrabbia ma poi riusciamo a distrarlo. A parte l’episodio con la pediatra, non ha crisi isteriche di pianto con noi, mi sembra interiorizzare abbastanza bene le regole e i no! Riguardo le autonomie, si lava da solo le mani, quando torniamo da fuori prova a togliersi il giubbino e le scarpe e corre a lavarsi le mani, inizia ora, con non poca fatica a mangiare da solo, si addormenta nel lettone solo con me, dandomi la mano, e durante la notte si sveglia e dalla culla passa nel letto e. Abbiamonoreso il riduttore per farlo familiarizzare col wc, e ci va abbastanza volentieri anche se solo una volta ha fatto la pipì! La settimana prossima avremo questo ulteriore consulto... noi siamo molto sconfortati perché questa npi a giugno ci disse di sospendere là psicomotricità, e non vorrei adesso aver perso quasi un anno, e ritrovarci con una diagnosi, quando 10 mesi fa ci fu detto che era tutto apposto e fondamentalmente all’epoca la ascoltammo perché ci disse quello che volevamo sentirci dire, che il bambino stava bene e non aveva nulla! La ringrazio per l’attenzione! Non so come reagire alla situazione, ci stavamo rasserenando, e adesso ci siamo ricaduti di nuovo!

Mi sembra che ci sia un elevato livello di ansia e di emotività, mentre nella descrizione del bimbo che emerge non vedo, come l'altra volta, grossi problemi. Ma è indispensabile che mi mandiate dei video del bambino insieme a voi.

Ho visto cinque video o sei... Signora, esca dal tunnel, dalla fobia dell'autismo: suo figlio gioca a fare il meccanico, a 'lavare' i bicchieri, fa costruzioni, risponde alle sue richieste, dicendo anche "basta" quando queste lo disturbano ( a che serve chiedergli un chiodino con cui sta giocando?... solo per fargli un test! non lo faccia signora, e si rilegga la Montessori e quel che dice di liberare i bambini dagli ostacoli che gli mettono gli adulti!), sale sulla scala, canta la canzoncina in inglese seguendola. E qui sfarfalla, emozionato: si chiamano "stereotipie motorie". Sono un'espressione motoria di un'emozione. Oggi se ne vedono più di un tempo, non si sa perchè, ma non c'entrano con l'autismo. Non sono un problema per lo sviluppo dei bambini, se non glielo fanno diventare gli altri. Veda la pagina delle stereotipie motorie.
Suo figlio non ha problemi di sviluppo nè di comportamento. E' in contatto, comunica, dialoga, interessato a oggetti e persone. Il che non vuole dire che sia 'perfetto': nessuno lo è, ogni giorno ha il suo affanno e lo sviluppo, come la vita, ha alti e bassi, non è una marcia tutti allineati e compatti...
Lasciatelo in pace. Evitate pediatri allarmisti e specialisti cacciatori di autistici. I pediatri dovrebbero magari familiarizzare il bambino con l'ambiente, rivederlo varie volte, prima di inviarlo...
Cerchi di controllare la sua ansia e la sua emotività, e non disturbi il bambino con test e prove. Si goda un rapporto vero con lui, un dialogo vero. Stia con lui alla maniera del 'Guardami Giocare', di cui si parla in una pagina qui accanto.

Grazie mille dottore, io sono una pedagogista, lavoro nei nidi, ma con mio figlio, tutte le mie competenze e convinzioni, si sciolgono! Le mie colleghe spesso mi dicono che con lui faccio più la “terapista” che la mamma... è difficile, il mondo e la società non ci aiutano, ci sono aspettative altissime su questi bambini, e inevitabile ricaderci! Grazie ancora, la prossima settimana avremo un altro incontro con la npi, la aggiorneró!

Attenzione ai cacciatori di autistici....

Salve dottore, ho letto l’articolo sul guardami giocare e sulle stereotipie motorie, ho anche cercato il gruppo su facebook e l’ho trovato davvero interessante. Sto cercando di mettere in atto tutte “le strategie” apprese, quello che ancora non mi è ben chiaro è come comportarmi con la questione dello sguardo sfuggente. Come le ho scritto, mio figlio mi guarda, quando vuole lui, o comunque quando sottolineo il fatto che mi deve guardare quando gli parlo e mi parla... vorrei capire se è giusto richiamare sempre la sua attenzione su questa cosa, o se esiste un altro modo per richiamare il suo sguardo, senza doverlo sottolineare costantemente! Domani avremo la seconda visita con la npi... e ho paura che lui non la guardi!

Riguardo a quello che fa o non fa suo figlio, sguardo sfuggente, o altro, Le consiglierei di non pensare subito a 'sintomi' , spaventandosi e cercando di modificare quello che fa, ma di cercare di capirne i possibili motivi, come di fronte a qualsiasi persona. Non quelli medici, malattie, disturbi, o altro, assolutamente ipotetici e non conosciuti, ma quelli legati all'esperienza diretta, a quello che ha imparato, o a cui si è abituato, ecc
Le ipotesi mediche o psicologiche varie vogliono 'spiegare' un comportamento, ma non aiutano a 'capire' il bimbo e cosa passa per la sua testa, che è la cosa più importante che ci siano o no malattie o disturbi di vario tipo, conosciuti o no. Oggi è difficile pensare che il bambino è una persona, anche se piccola, e come ogni persona ha i suoi motivi, desideri, volontà preferenze, rifiuti, ecc, che esprime nel suo comportamento e nelle sue comunicazioni, comunque siano.

La ringrazio sempre per le sue risposte. Ieri siamo stati nuovamente dalla npi, ci ha detto, vorrei dirvi che va tutto bene, ma non è così, c’è qualcosa che non fa uscire fuori quello che è il sè del bambino, che comunica, ma lo fa con pacchetti di frasi apprese e che utilizza anche con pertinenza, ma senza metterci niente di suo. Ci ha detto che non crede sia autismo, e che ancora per il momento non deve fare nessun tipo di terapia, se non un poco di scuola. Ci ha dato appuntamento tra due mesi. Oggi l’ho portato a scuola con me (lavoro al nido) qualche ora per farlo stare coi bambini, visto che a questo punto dell’anno nemmeno le scuole private prendono altri iscritti. Per me è stato un disastro, pensava ai giochini, si fissava con qualcuno di questi, diceva quasi ossessivamente “ci sono tanti bimbi” ma poi non li calcolava. Andava avanti e indietro picchiettando le dita (cosa che non ha mai fatto a casa) e cercava continuamente me, sono uscita fuori un’oretta e lui ha bene o male giocato con le altre educatrici, e ogni tanto diceva “vuoi mamma”. Quando sono rientrata non voleva più separarsi da me, e anche quando è venuto a prenderlo il papà diceva “vuo stare con mamma”. Non so che fare, ho paura che stiamo perdendo tempo e in realtà lui avrebbe bisogno di un intervento mirato! Ho paura che portarlo con me possa essere ancora più deleterio perché chiaramente influenza il mio umore vederlo nel confronto con gli altri, ma ho ancora più paura di lasciarlo ancora a casa coi nonni a chiudersi ancora di più nella sua “bolla”.

Questa è veramente una descrizione toccante, di un bambino in un nuovo ambiente, che affronta lo stress della novità, delle nuove persone sconosciute, e poi dell'assenza della mamma, e comunica il suo stato d'animo e i suoi timori. Ovviamente lo fa con i suoi mezzi, ancora non maturati completamente, ma lo fa, cioè con la comunicazione cerca un aiuto ad affrontare la situazione difficile per lui, come per ogni bambino alle prese con l'estraneo e la separazione dalle figure familiari.
Dall'altra invece una mamma che è preoccupata perchè il bambino non dà prestazioni adeguate ( secondo i suoi timori e la 'tabelle'...), e così non si accorge delle comunicazioni del bambino. E' come se le ansie e le preoccupazioni delle possibili malattie facesse velo agli occhi e agli orecchi della mamma, creassero dei paraocchi e paraorecchie che impediscono di sentire quello che comunica ilo bambino.
La questione quindi è che la mamma deve liberarsi dai paraocchi e paraorecchie per poter vedere e sentire il bambino e le sue comunicazioni.
Il comportamento del bambino nella situazione descritta è quindi assolutamente adeguato e positivo, il problema è che forse non viene ascoltato, non vengono ricevute e capite le sue comunicazioni. Che conta è quello che viene comunicato, lo stato d'animo, la paura, l'emozione, il sentimento, non 'come' viene comunicato! Ed è importante ricevere le comunicazioni, e rispondere.
Cerchi di tranquillizzarsi quindi e continuate così, ma badando a essere più ricettiva e a mettere via paraocchi e paraorecchie! Vediamo come va nei prossimi giorni.

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AVVISO IMPORTANTE: i consulti on/line hanno solo valore di consigli e non intendono sostituire in alcun modo la visita medica o psicologica diretta.