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5 anni non sa fare le scale

CONSULTI PER BAMBINI ADOLESCENTI E FAMIGLIE

Buongiorno dottore,
ho già scritto sul suo blog altre volte e la ringrazio ancora per aver espresso il suo parere.
Mio figlio D., 5 anni, oltre ad avere ancora problemi nella socializzazione (anche se sta avendo dei leggeri miglioramenti) è molto impacciato nei movimenti: non sa infatti ancora salire e scendere le scale alternando i piedi bensì facendo un gradino alla volta e sempre con grande timore. Inoltre non sa saltellare su un piede solo ed ha paura di salire dalle scale dello scivolo, arrampicarsi, andare in bici.
In questi mesi gli stiamo facendo fare anche un po' di pregrafismo ma non gli piace, continua a distrarsi e a trovare mille scuse e solo dietro "minacce" si decide a fare qualcosina.
Sa leggere tutte le lettere dell'alfabeto e i numeri, ma fa fatica a scriverli.
Potrebbe trattarsi di disprassia?
Cosa potremmo fare noi famigliari per insegnargli almeno a fare bene le scale?
Grazie.

Commenti

Io penso che forse l'approccio che seguite è sbagliato. Non mi sembra un bambino con capacità limitate per malattie o anomalie sue (come la disprassia, che io creldo sia una falsa entità, inventata, senza prove che esista veramente), da ' riabilitare', con servizi ed insegnamenti individuali, ma un bambino con possibilità normali, ma trattenute e impedite o frenate da ostacoli psicologici e relazionali, probabilmente legati ad aspetti disfunzionali nell'ambiente e alle esperienze fatte. Più che spingerlo e 'stimolarlo' bisogna forse liberarlo dai freni che lo impediscono. Per farlo bisogna trovarli. Non è mestiere di psicomotricisti o logopedisti, ma eventualmente di psicoterapeuti, più familiari che individuali, direi.

Oggi abbiamo fatto il colloquio annuale con la neuropsichiatra e la sua idea è che mio figlio abbia un ritardo nello sviluppo motorio, che è quello che abbiamo poi notato anche noi.
In pratica sull'aspetto motorio è come se fosse più piccolino rispetto ai suoi 5 anni.
Ha detto che questo è frutto della sua eccessiva insicurezza, la stessa che gli impedisce di socializzare (stranamente non ha parlato di autismo!)
Anche lei ha consigliato anche a me e a mio marito qualche seduta mensile con uno psicoterapeuta in modo da darci qualche suggerimento su come aiutarlo a diventare meno insicuro e a spronarlo nel modo giusto senza imporgli le cose.
E io in effetti spesso lo sprono pure in malo modo, ma solo perché spinta dalla rabbia di volerlo vedere più sicuro!
Inoltre ci ha consigliato, per il prossimo anno, di fare dei controlli medici tipo l'elettroencefalogramma se dovessero esserci pochi progressi, ma su questo sia io che mio marito non siamo d'accordo in quanto temiamo di traumatizzare il bambino.
Insomma anche se sembra tutto risolvibile capisce bene che per una mamma è sconfortante...
Spero solo che presto possa esprimere tutto il suo potenziale ed essere sé stesso anche fuori dalle mura domestiche.

Una mamma, ma anche un papà, devono imparare a resistere. La loro funzione è quella di sostenere i loro figli e creare le condizioni in cui possano crescere al meglio. Come fanno tutti gli animali creando il loro nido. Gli umani spesso mescolano i loro desideri con le funzioni genitoriali, creando confusione. Per questo Lei si sente sconfortata.
Sull'aiuto ai genitori, a mio avviso i consigli-per-gli-acquisti dati a distanza non servono a nulla. Serve semmai andare tutti insieme, compreso il bambino, da uno specialista esperto in modo da vedere come sono le relazioni e le interazioni e le comunicazioni in famiglia, direttamente, in seduta, per mettere a fuoco eventuali disfunzioni, rendersene conto e modificarle. Così si può liberare la strada dello sviluppo da ostacoli evitabili. Questo dovrebbe essere il metodo principale di lavoro finchè i figli abitano in famiglia. Forza e coraggio e in bocca al lupo!

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AVVISO IMPORTANTE: i consulti on/line hanno solo valore di consigli e non intendono sostituire in alcun modo la visita medica o psicologica diretta.