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DIFFICOLTA' DI SOCIALIZZAZIONE. CHE FARE?

CONSULTI PER BAMBINI ADOLESCENTI E FAMIGLIE

Gentile dottore,
le ho già scritto qualche mese fa in merito a mio figlio di 4 anni e mezzo che fa molta fatica a socializzare con le persone estranee alla famiglia.
Frequenta logopedia da un anno perché ha iniziato a parlare all'età di tre anni e mezzo; ora il linguaggio è sbocciato anche se deve ancora perfezionarsi.
Ha frequentato il primo anno di scuola materna e le maestre più volte ci hanno fatto presente questa situazione.
A settembre ha iniziato il secondo anno di scuola materna in una nuova struttura perché abbiamo cambiato casa e anche le nuove maestre ci hanno evidenziato il problema.
Aspetta che siano sempre gli altri bambini a coinvolgerlo, se no gioca prevalentemente da solo, in particolar modo con le costruzioni.
Da qualche settimana, oltre alla logopedia, sta frequentando anche psicomotricità. La dottoressa ha detto che farà 2-3 sedute per inquadrare la problematica e capire su cosa e come dover lavorare e si è resa disponibile a confrontarsi anche con le maestre.
Il bambino con lei accetta di fare cose che all'asilo si rifiuta di fare o che fa mal volentieri, come disegnare, saltare e afferrare la palla al volo.
Le maestre mi hanno chiesto di poter parlare con la psicomotricista e di far fare a mio figlio una valutazione dal neuropsichiatra infantile, in modo da poterlo aiutare anche loro in classe nel caso in cui fossero presenti anche problemi di disgrafia, disprassia, ecc.
A luglio scorso abbiamo fatto già una visita dalla neuropsichiatra infantile, la quale dopo aver osservato mio figlio per appena 10 minuti ci ha proposto i test ADOS, che noi però non abbiamo fatto.
Aggiungo che il bambino in famiglia è totalmente diverso da com'è nell'ambiente esterno: chiacchiera, balla, canta, inventa giochi di ruolo simulando anche situazioni vissute all'asilo, conosce tutte le lettere dell'alfabeto e i numeri.
Quando gli chiediamo il perché fuori casa non parla, risponde: "Perché non esce la voce".
Sta anche frequentando un corso di teatro messo a disposizione dall'asilo e a detta sua gli piace molto, anche se sembra essere anche lì molto impacciato.
A breve lo porteremo da un altro neuropsichiatra infantile, nel frattempo vorrei un suo parere in merito.
La ringrazio per la disponibilità.

Commenti

Dove mi ha scritto?, mi faccia ritrovare il consulto...

La risposta del bimbo spiazza tutti, mi pare. " la voce non esce": in termini medici " mutismo elettivo", cioè per timidezza, ansia fuori della famiglia, si rifugia nel silenzio.
Mi dia però più notizie e rivediamo il vecchio consulto.

Test ADOS: farsi o non farli?
CONSULTI PER BAMBINI ADOLESCENTI E FAMIGLIE
Inviato da simo83 il Gio, 13/06/2019 - 10:00
Buongiorno dottore,
sono la mamma di D., 4 anni.
E' un bambino da sempre molto vivace, allegro e affettuoso.
A due anni abbiamo notato un ritardo del linguaggio e così su consiglio del pediatra ci siamo rivolti ad un logopedista (privato, se no avremmo dovuto metterci in lista d'attesa con le tempistiche che lei sicuramente conosce meglio di me). Dopo le prime 6 sedute durante le quali il bambino non faceva altro che piangere disperato, la logopedista ci ha consigliato di interrompere momentaneamente le sedute perché probabilmente D. non era ancora pronto.
A tre anni, vedendo che il bambino tentava di parlare e si innervosiva perché non riusciva a farsi comprendere, abbiamo ritentato la strada del logopedista ma in un'altra struttura e stavolta l'ha accettata di buon grado.
Fino ad un annetto fa amava andare sulle giostre, al mare e in piscina, tanto che lo scorso inverno lo abbiamo iscritto al corso di nuoto per bambini piccoli pensando di fargli cosa gradita, invece da allora ha iniziato ad avere paura delle piscina e non vuole più andarci, così come lo scorso anno non ha voluto mettere nemmeno un piede a mare.
E' subentrata anche la paura delle giostre: non vuole più salire da nessuna parte tranne che sullo scivolo, a patto che non ci siano altri bambini.
Negli ultimi 9 mesi ha subito dei cambiamenti molto forti: ad agosto scorso è nata la sorellina, a settembre ha iniziato la scuola materna (non ha frequentato il nido) e poco dopo abbiamo cambiato anche casa.
La nascita della sorellina l'ha accettata abbastanza bene, anche se di tanto in tanto si fa presente un po' di gelosia e di regressione.
Alla materna le maestre mi dicono che è molto timido, parla solo se interpellato e a bassissima voce. Partecipa alle attività strutturate mentre nelle ore di gioco libero, a meno che non vadano a cercarlo gli altri bambini per proporgli qualcosa, va nell'angelo dei libri e si sceglie un libro da "leggere".
Ecco, i libri gli sono sempre piaciuti: ama farsi raccontare le storie, che puntualmente impara a memoria e poi le legge lui a noi, conosce e distingue i numeri e tutte le lettere dell'alfabeto.
Da dicembre scorso ha avuto un'esplosione del linguaggio: compone frasi, si esprime in modo sufficientemente buono pur non essendo ancora il linguaggio di un bambino di 4 anni e anche la logopedista ha notato tale evoluzione.
Continua però a far fatica a relazionarsi col mondo esterno… Se siamo fuori casa e deve chiederci qualcosa lo fa a voce bassa per non farsi sentire, se qualche estraneo gli chiede qualcosa non risponde, oppure lo dice a me che poi devo riferire la risposta.
Al parco se vede un gruppetto di bambini che gioca a pallone si avvicina e aspetta che gli chiedano di giocare, se no viene da noi e ci chiede: "Dillo tu ai bimbi!".
Settimana scorsa ha fatto il colloquio annuale con la neuropsichiatra infantile propedeutico alla logopedia ed ha proposto di fargli fare dei test ADOS per escludere eventuali patologie.
Io e mio marito ci siamo presi un po' di tempo per pensarci, perché non siamo molto dell'idea…
Secondo lei è davvero il caso di farglieli fare? Non vorremmo sottoporre il bambino ad uno stress inutile e soprattutto leggevo pareri non proprio positivi su questi test.
La ringrazio per l'attenzione dedicatami e resto in attesa di un suo parere.
Sotto il questionario compilato.

QUESTIONARIO SULLO SVILUPPO PSICOMOTORIO SIMBOLICO-LINGUISTICO E RELAZIONALE
composizione familiare; Papà, 47 anni; Mamma, 35 anni; sorellina, 9 mesi
età del bambino/a 4anni
problemi in gravidanza: nessuno
NASCITA
a che settimana 41 + 1
Parto naturale
alla nascita : 54 cm, peso 4,140 kg
(eventuali curve di accrescimento epoche successive)……...
indice di Apgar: 9’
PRIMI MESI
allattamento esclusivo al seno per 5 mesi; introduzione pappe appena compiuti 5 mesi accettata di buon grado. E’ tuttora una buona forchetta. Non presenta intolleranze o allergie.
I ritmi del sonno nei primi mesi sono stati buoni; faceva quakche riposino durante la giornata e di notte si svegliava 1/2 per la poppata dopo di che si riaddormentava. Dal 4° mese non si è più svegliato per le poppate notturne.
persone che lo accudivano: durante il primo anno di vita è rimasto a casa con la mamma poiché in maternità dal lavoro
eventuale ritorno al lavoro della mamma: 12 mesi. È stato poi accudito dai nonni materni che lo accudiscono tuttora e con cui ha un ottimo rapporto. Il bimbo ha reagito bene al distacco, anche se ogni tanto aveva qualche “attacco di mammite”.
EPOCA SUCCESSIVA
Alimentazione varia (pasta, carne, pesce, latticini, frutta, verdura); riposino pomeridiano fino ai 2 anni, a nanna verso le 22.30/23.00 e sveglia verso le 9.00-9.30 (prima di iniziare la scuola materna).
- SVILUPPO PSICO-MOTORIO:
dove veniva tenuto preferenzialmente dopo i primi mesi, da sveglio: in braccio, nel lettino, nel box, sul passeggino, sul tappeto, libero di muoversi ecc. ....
seduto da solo a che età: 7 mesi
primi spostamenti a che età e come: ha iniziato a gattonare intorno ai 10 mesi; intorno all’anno si alzava in piedi e camminava trenendosi al muro o ai mobili. Se lasciato in piedi senza sostegni a cui appoggiarsi rimaneva in piedi in equilibrio, ma senza fare passi. Deambulazione autonoma totale a 18 mesi

capacità motorie attuali: un po’ impacciato nei movimenti. Cammina e corre bene, ma è un po’ scoordinato nel giocare a pallone e sale e scende le scale facendo un gradino per volta.
controllo sfinterico (pipì e popò nel vasino/wc) a che età: è stato un lungo percorso… inizialmente non voleva saperne di fare i bisogni nel water (3 anni), poi con l’aiuto della scuola materna ci siamo riusciti.
- SVILUPPO RELAZIONALE
RELAZIONE e COMUNICAZIONE nel primo anno di vita
primi sorrisi 1 mese
curiosità verso oggetti e persone, attenzione,seguire con lo sguardo SI’
Modi di comunicare e richiamare l'attenzione: vocalizzi, indicazione col dito di oggetti/persone
Successivamente:
facilità al pianto e facilità a consolarlo, coccolarlo, ecc ... SI’
reazione di fronte a persone e ambienti nuovi (diffidenza, paura, pianto...) ... SI’
modalità di accudimento: durante la settimana è stato accudito dai nonni materni mentre mamma e papà erano a lavoro. Probabilmente un po’ ansiosi (primo nipote) ma è stato sempre coccolato e ha sempre giocato anche in casa con loro.
FIGURE PRINCIPALI genitori, nonni, cuginetto più grande
CONDIVISIONE cerca di condividere interessi, attività, stati d'animo cercando l'attenzione delle altre persone, magari per farsi battere le mani, o dire bravo, ecc? Attivamente.... Solo passivamente .... Non è interessato a condividere ... Sì, cerca l’attenzione delle persone presenti.
INTERESSE E CURIOSITÀ PER GLI OGGETTI
Gioca con le costruzioni, le macchinine, con dei giochi che utilizzava da piccolissimo che adesso sono passati a sua sorella. Costruisce, gioca con gli animali della fattoria, spesso simula situazioni vissute all’asilo e finge che i pupazzi siano le maestre e i suoi compagni di classe. Altre volte finge che ci siano lui e la sorellina, che vanno al mare, in chiesa, al parchetto…
DISEGNO SPONTANEO
fa solo degli scarabocchi con i vari colori; all’asilo utilizza anche il pennello e le forbici.
COMPRENSIONE DELLE COSE E DELLE RICHIESTE: buona
COMUNICAZIONE DEI SUOI BISOGNI E DESIDERI: discreta. Qualche difficoltà ad esternare le emozioni
UMORE
- COMPORTAMENTO
Tranquillo fuori casa; spesso iperattivo a casa.
Tende spesso a fare dispetti se gli diciamo di non fare qualcosa (lo rifà dicendo “mamma, guarda” e ridendo). Ha un po’ di timore in più del papà motivo per cui si limita nell’avere questi comportamenti.
- SCOLARIZZAZIONE
Niente nido. Iniziato la materna a settembre scorso. Distacco difficile (anche per mamma e papà!), ma le maestre hanno sempre riferito che dopo i primi minuti di pianto si tranquillizzava e infatti quando andavo a riprenderlo era sereno. Non cerca molto gli altri bambini, ma quando viene coinvolto nelle attività di gruppo partecipa. La prima settimana si è rifiutato di mangiare ma poi ha iniziato.
Alle 13.00 i nonni vanno a riprenderlo perché ha pomeriggio non dorme mentre i bambini del primo anno fanno il riposino dopo pranzo ma soprattutto perché come primo anno abbiamo preferito fargli fare mezza giornata.
- EVENTI PARTICOLARI,
Cambiamenti notevoli durante gli ultimi 9 mesi:
- nascita sorellina;
- inizio scuola materna;
- cambio casa.

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gbenedetti

Ven, 14/06/2019 - 10:16

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A parte il fatto che
A parte il fatto che considero il test ADOS inutile e dannoso, qui non vedo alcuna indicazione a farlo. Il bambino sembrerebbe avere, in base alle notizie, uno sviluppo entro i limiti della norma ma un atteggiamento insicuro e ansioso nel contatto con il mondo extrafamiliare, da cui si difende con un atteggiamento vicino al 'mutismo elettivo'. Probabilmente il motivo è che è rimasto a lungo nell'ambiente familiare con poche esperienze del mondo esterno. Comunque mandatemi qualche video del bambino insieme a voi, come da istruzioni nella colonna qui a destra.

Non vedo nemmeno indicazioni alla logopedia, visto che siamo in un ambito, emotivo, ansioso, che non è di competenza della logopedia nè di altri terapisti della riabilitazione. Se il bambino trattiene le comunicazioni verbali, per così dire, non è perchè non sa parlare, ma perchè è insicuro e in ansia nell'ambiente esterno, cosa che forse i cambiamenti recenti hanno accentuato. In casa parla normalmente, mi pare di capire, anche se manca la parte del questionario relativa al linguaggio. C'è stato un ritardo del linguaggio che però è sbocciato, direi spontaneamente, nel quarto anno, cosa non così rara.

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simo83

Ven, 14/06/2019 - 13:18

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La ringrazio
per il celere riscontro e sono rasserenata dal fatto che anche lei reputi superfluo far sottoporre il bambino ai test ADOS.
Settimana prossima io e mio marito abbiamo il colloquio con la neuropsichiatra infantile che vuole comunque esporci il funzionamento di questi test ma che, come le dicevo, abbiamo intenzione di declinare.
Riguardo al linguaggio: è comparsa la lallazione intorno ai 5 mesi, poco dopo ha iniziato a dire "mamma" e "papà" e via via altre paroline anche se molto poche, senza mai comporre frasi di due parole (neanche soggetto+verbo).
Fino all'età di tre anni si è espresso molto attraverso i gesti e l'indicazione.
Gli è sempre piaciuto cantare ed intonava le canzoni con "lalalalala".
Dallo scorso dicembre ha iniziato finalmente a formulare le frasi, a cantare ripetendo i testi in modo corretto e ad esprimersi verbalmente, anche se molti fonemi sono ancora da perfezionare (ad esempio non riesce a dire la C: "tane" invece di "cane", "tatta" invece di "cacca", ecc.)
Come possiamo intanto aiutarlo a superare questa ansia di tutto ciò che non è famiglia?
Ora che frequenta la scuola materna cerchiamo sempre di portarlo alle feste di compleanno degli amichetti e con le belle giornate è spesso fuori, con noi o con i nonni.
A breve le invierò qualche filmato.
Grazie ancora.

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gbenedetti

Ven, 14/06/2019 - 14:31

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La pronuncia delle parole
La pronuncia delle parole dovrebbe maturare con l'esperienza, senza bisogno di interventi specifici (logopedia). Anche la paura dell'ambiente esterno dovrebbe diminuire con l'esperienza e la pratica, cercando di non stressarlo e di non forzarlo, lasciando che faccia quello che si sente, spontaneamente. Servirebbe aumentare le occasioni di contatti sociali, insieme ai genitori, per diminuire la distanza fra ambiente familiare e ambiente sociale, dove ovviamente dovrà abituarsi a non avere un ruolo privilegiato, ma uguale agli altri coetanei.

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simo83

Lun, 17/06/2019 - 21:05

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.
Buonasera dottore,
stasera abbiamo avuto il colloquio con la neuropsichiatra infantile che ci ha meglio illustrato il funzionamento dei test Ados.
Dice che non dovrà essere il bambino a farli ma io e mio marito. Dovremmo sottoporci entrambi ad un colloquio di circa un'ora dove ci verranno chieste molte informazioni sul bambino e sulla nostra situazione familiare. In base ai risultati la logopedista potrà poi trovare il giusto metodo per far in modo che l'interazione con l'esterno diventi fisiologico.
Dato che dobbiamo sottoporci noi e quindi nessuno stress per il bambino pensavamo di farli, anche se non le nascondo che continuiamo ad essere scettici...
È possibile che tramite i "test" da noi effettuati si possa risalire alla causa della difficoltà di nostro figlio ad interagire con l'esterno?
Intanto proprio ieri D. alla festa dell'asilo è salito per la prima volta sui gonfiabili e si è divertito, tanto da aver pianto quando poi siamo andati via.

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gbenedetti

Mar, 18/06/2019 - 17:52

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Il test è una semplice
Il test è una semplice pagella delle 'prestazioni' o meglio "non prestazioni", del bambino: se non indica, 1 punto, se non risponde, 1 punto... se saltella, 1 punto e così via. Se la somma supera certi valori, come il cinque nella vecchia pagella, viene promosso 'autistico' o bocciato... Non ha alcun valore per risalire a delle cause, nè per altro. E' solo causa dell'enorme confusione che c'è in giro in questo periodo. O meglio, la colpa non è del test, ma di chi lo usa e lo applica e vede autistici dappertutto, come una volta i marziani, i russi, ecc.
Visto che il bimbo sembra in una fase molto positiva di sviluppo, temo che possiate solo rovinarvi e rovinargli la vita. Temo che voi idealizzate le possibilità di una logopedista, tanto più se questa ha bisogno di test per capire il bambino, neanche fosse l'indirizzo per consegnare un pacco postale, senza offese per i postini. L'interazione con gli altri si impara dall'esperienza di frequentare gli altri; come per nuotare: bisogna stare nell'acqua, non si impara in palestra.

Già, si poteva ritrovare nel suo blog (Blog di simo83)... Mi spiace di averle fatto fare fatica inutilmente.
Già la prima volta quindi avevo accennato al mutismo elettivo ( o 'selettivo', per molti...). Come vi dicevo è una forma di timidezza, di ansia sociale, di paura del giudizio degli altri. Questi bambini sembrano aver trovato una protezione e un rifugio nel silenzio, fuori casa. Non bisogna forzarli a parlare, ma coinvolgerli comunque alla vita di gruppo senza forzarli. Se si sentono al sicuro, non minacciati, un po' alla volta 'escono' fuori, come le chiocciole dal guscio. E' utile un approfondimento della situazione ma non a livello di test o simili, ma di comprensione della situazione generale e mettere a fuoco eventuali ostacoli psicologici individuali o familiari.
Nè logopedia nè psicomotricità sono specificamente indicate, anche se un rapporto personale in cui il bambino si trovi bene
è utile, ma tanto vale allora andare da una psicoterapeuta per bambini e famiglie. Eviterei come la peste i test per l'autismo e chi li fa e li consiglia...

per la ricerca del primo post, ci mancherebbe...
Anch'io ricercando in internet, e soprattutto dopo il suo primo riscontro, ho trovato molte caratteristiche di mio figlio nel mutismo selettivo.
Mi conferma che da questo disagio si può guarire?
Potrebbe essere per questo motivo che mio figlio fa anche fatica a disegnare, colorare, ecc?
Il corso di teatro che sta frequentando può aiutarlo a sbloccarsi?
Anche io e mio marito da bambini eravamo molto timidi e io ho anche sofferto di balbuzie dal 5 al 12 anni circa.
La timidezza è rimasta in entrambi anche se ovviamente con la maturità riusciamo ora a gestire.
Inoltre volevo chiederle se può consigliarmi qualche collega nella zona di Milano che si occupa principalmente di mutismo selettivo.
Grazie ancora una volta per la sua disponibilità.

No, mi dispiace, non ho nominativi da dare. Il mutismo elettivo spesso è legato a una eccessiva distanza e separazione del mondo familiare da quello esterno, per cui il bambino si mette come uno scafandro di silenzio per immergersi fuori della famiglia... Si trova spesso in famiglie un po' isolate, immigrate, ecc. Diminuire questo distacco e questa separazione, aumentando invece le occasioni di contatto e le esperienze positive esterne di tutta la famiglia, non solo del bambino,è una cosa molto importante da fare.
Il bambino ha avuto un ritardo nell'evoluzione del linguaggio e simbolica e per questo è ancora indietro nel disegno. Colorare invece non ha alcuna utilità; i bambini devono essere lasciati liberi di sperimentare, nel gioco, nel disegno, nell'esplorazione del mondo, ovviamente sotto protezione e attenzione degli adulti e con i limiti e le regole necessarie, sostanziali, non formali.
Non è una malattia da cui 'guarire', è un'abitudine, una precauzione da cui cercare di liberarsi, ma questo può avvenire solo spontaneamente, se il bambino acquista maggior sicurezza e coraggio per buttarsi. Non va forzato. Come dicevo può essere utile un rapporto psicoterapico sia al bambino che alla famiglia per modificare qualche aspetto disfunzionale che può esserci in famiglia e costituire un ostacolo alla sua evoluzione.

Ieri ho avuto il colloquio con le maestre della materna: vorrebbero richiedere un'insegnante di sostegno che possa aiutare il bambino sia nella socializzazione che nelle attività didattiche (come le dicevo, fa fatica a disegnare). Credo se ne parli però il prossimo anno conoscendo le tempistiche della asl.
La psicomotricista invece sta lavorando con lui sul "prendere l'iniziativa".
La terrò aggiornata.

Il bambino parla con la psicomotricista?
L'insegnante di sostegno per aiutare a disegnare il secondo anno di materna mi sembra una bestemmia di fronte ai bambini handicappati che magari hanno poche ore di sostegno. Idem per aiutarlo a 'socializzare'.
Invece dovrebbero documentarsi su come favorire l'inserimento in un bambino con mutismo elettivo. C'è un'associazione specifica con un sito che può essere utile consultare,

ha iniziato a parlare da poco, alla quarta seduta, anche se solo a domanda/risposta.
Io ho accettato di fargli fare il sostegno a scuola, più che per il disegno, proprio per questa sua difficoltà a socializzare sperando che questo lo possa aiutare ad essere sé stesso anche fuori casa.
Le maestre sostengono che una scarsa abilità a tenerci mano una penna o una matita possa poi sfociare il dislessia e disgrafia alla scuola elementare.
È che purtroppo con i figli si hanno sempre mille insicurezze, non si sa mai se si fa la cosa giusta o sbagliata...
Grazie per il link sul mutismo selettivo, lo leggo subito.

Guardi che per il sostegno ci vuole una diagnosi di handicap, con certificato fatto da una commissione USL.. Non è assolutamente giustificato. Dislessia ecc non c'entrano nulla. Dica alle maestre di leggere quel link. Ci sono molti che vendono ogni possibile meraviglia, bisogna badare di non cascarci, perchè quasi sempre è una truffa, consapevole o no.

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AVVISO IMPORTANTE: i consulti on/line hanno solo valore di consigli e non intendono sostituire in alcun modo la visita medica o psicologica diretta.